Rassegna storica del Risorgimento

SPELLANZON CESARE
anno <1958>   pagina <368>
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NOTIZIARIO
MONUMENTO AI FRATELLI BANDIERA. - È stato presentato al Senato un disegno di legge, d'iniziativa dei senatori Spezzano, Barbaro, Bcrliugicri, De Luca Lnca, Marazzita, Mintemi, Primcrauo, Romano Domenico, Salomone e Terracini, co­municato alla Presidenza il 24 luglio 1958, per l'erezione di un monumento ai fratelli Bandiera nel Vallone di Rovito (Cosenza).
Onorevoli senatori. La spedizione dei fratelli Bandiera e la loro fucilazione in Cosenza, nel Vallone dì Rovito, insieme con gli altri martiri, è tanto nota che sarebbe davvero superflua qualsiasi parola.
Sono passati ormai circa 120 anni dal lontano 1844 e, in quel luogo sacro alla me­moria degli italiani, non è stato ancora elevato un monumento. Eppure Garibaldi, arrivato a Rogliano il 31 agosto del 1860, dopo la gloriosa spedizione dei Mille e la bat­taglia di Soveria Manelli, promosse una sottoscrizione per il monumento ai fratelli Bandiera. Fra coloro che sottoscrissero figurano le più fulgide figure del nostro Risor­gimento: Basso, Canzio, Castaldi, Stagnctti, Mugolino, Nullo, Cosenz e gli inglesi Da­niel Dowling, 6. Forben, F. Broflj.
La sottoscrizione iniziata da Garibaldi venne successivamente proseguita, ma il monumento non è stato eretto, tanto che in una sua briosa nota pubblicata su " Il Bru-zio i il Padula così commentava;
Due debiti aveva Cosenza da soddisfare, un debito di pietà ai Bandiera, un debito di gratitudine a Garibaldi. Ai Bandiera si pensò di alzare un monumento, a Garibaldi di offrire una spada. Ebbe plauso il generoso pensiero, e si fece una collctta non solo in Cosenza, ma nei paesi vicini.
Lettori, e lettrici, mi sapreste voi dire che siane avvenuto di quel denaro?
L'ombre dei Bandiera continuano a fremere sotto il cielo scoverto nel Vallone di Rovito. Cade la pioggia, il vallone si gonfia, e'1 povero Emilio teme di lordarsi i piedi ignudi come già due momenti prima di morire. Si arrampica sugli alberi per sfuggire al fango ed al torbito torrente, e volgendosi a voi vì grida:
Lettori e lettrici, mi saprete voi dire che siane avvenuto di quel denaro?
Cosenza avea detto: Vicino a quel monumento si pianteranno pioppi, acacie e cipressi vi si faranno ameni viali coverti da ombre soavi e da mesti pensieri, ed io vi manderò le mie figlie a diporto. II Grati avea soggiunto: Io coglierò di notte le viole che spuntano sulle mie rive, e le porterò a quel monumento. Ora Crati e Cosenza non veggiono ancora nulla, e vi gridano:
Lettori e lettrici, sapreste voi dirmi, che siane avvenuto di quel denaro?
Da allora, ripetute volte, gli organi dello Stato promisero o si impegnarono di eri­gere un monumento, ma purtroppo, le promesse non sono state mantenute tanto che il collega onorevole Vaccaro, senatore por il Collegio di Cosenza, il 26 febbraio 1954, presentò all'uopo il disegno di legge n. 391 nel quale, fra l'altro, si legge:
Il disegno Ai legge, che ascrivo a grande mio onore di presentare per la vostra approvazione, è, e deve essere, l'espressione di ammirata riconoscenza e gratitudine della Patria, verso questi gloriosi martiri.
Ed e perciò un nostro dovere - - un dovere nazionale - - che a Cosenza, lì, nel Vallone di Rovito, dove avvenne l'olocausto dei purissimi eroi, sorga un monumento che valga a ricordarne le gesta e volga anche a rammentare ni posteri, che proprio da quel sacrificio è nato e si è sviluppato quel movimento eroico che ebbe travolgente vittorioso epilogo a Vittorio Veneto.