Rassegna storica del Risorgimento
EMIGRAZIONE POLITICA ; PINELLI PIER DIONIGI ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1918
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pagina
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574
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A, Colombo
Europa, nascendone nuove fàw nuove composizioni, nuovi interessi e dall'altro i principi italiani intromettendosi a mano a mano, parti colle armi e parte coi raggiri, giungessero a spodestare lentamente FAustriaco, fino a torgli l'ultimo palmo di terra italiana. Ma in primo luogo, ciò succedendo, dallo stato odierno,, e dalla rispettiva perizia e potenza dei governi si può anzi coneliiudere ohe V Italia tutta debba farsi tedesca, che non la cacciata dei Tedeschi fuori* di Italia. Certo, la balìa tedesca si va ogni giorno allargando in cotesto paese. Alberto e Gregorio sono due vassalli dell' imperio ; Modena, Patina, Firenze, Lucca tengono legalmente più o meno da esso, e con piccolo crollo possono di ua a qualche anno immedesimarsi seco. La Francia ci porrà ostacolo. Può essere? nm l'Austria, la Prussia eia Russia impediranno molto più che il Milanese appartenga al Piemonte, le Marche a Napoli, Bologna e Modena alla Toscana. Possono speculando, immaginarsi dei compensi, delle nuove àisMbazÌQW, e in questo proposito il Marocchetti lia stampato un libro ingegnoso* Ma oltre che tali cambiamenti facili ad idearsi e mettersi in carta, son difficilissimi ad eseguirsi, e non si muovono se non nel caso di una manifesta necessità (come dopo la rovina di Napoleone) osteranno sempre ad ogni pensiero di quésta guerra due làgioni efficacissime : l'una la necessità dello afoiw quo per la conservazione del dispotismo .boreale; l'altra la più gran paura che abbia quésto dispotismo,; ÓM. la paura della libertà e dell'unità italiana, alla quale sarebbe grandemente agevolata la via, se il barbaro di Vienna abbandonasse l'Italia. In secondo luogo, io noto, che per quel lento lavoro elei principi italiani, ci manca assolutamente quella lunghezza di tempo, che nel presupposto ci correbbe; Nei secoli andati i duchi di Savoia, la -Chiesa e alili regoli italiani aggrandirono gli stati loro bel hello coi delitti, colle pratiche, colle vittorie, sìa perchè non c'era allora l'unità europea che fermasse i governi, e li rendesse schiavi gli uni degli altri, e perchè ì principi temendo bensì l'uno dell'altro, ma non de1 popoli, come oggi, i trambusti, gli scompigli, le mutazioni erano utili a molti [di .essi, e a ninno tanto pericolose, quant'ora a tutti universalmente. Senza che quelle lunghe paci, quelle piccole guerre, quelle spesse tregue, quel predo minio assoluto de* signori, de' cortigiani, delle corti, quella onnipotenza degli statisti, quella compita nullità dei popoli, che allora gvgVgfto luogo* faceano di quei tempi l'età d'oro pei re, i quali potevano fenneggiare, predare, devastare a piacimento, senz'essere intorbidati, purché si avessero qualche riguardo tra di loro, e all'occorrenza dividessero la preda.
Ora la ragion dei tempi, delle cose e degli uomini è al tutto mutata. Come a Venezia nei tempi della repubblica, cosi ora in Europa