Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; LEGA DELL'ITALIA CENTRALE
anno
<
1958
>
pagina
<
384
>
384
Aldobrandino Mutuassi
impedirò che la plebe enrtasen a taglieggiato j aignori, bensì riteneva necec-sario che aycaae tulio , ma lutto in mano , insomma che fbaae am ve e proprio Governo Provvisorio e che agiate come tale. II 15 baglio, dopo Vjllafranca, il Massari nota nel avo Dioriti Incontro Gioacchino Pcpelb è disperato. US dice con le lacrime agli occhi: Manderò indietro croci pensioni all'Imperatore, ma non sarò disonorato, fio creduto a bri; sono entrato nel Governo, perchè egli l'ha voluto! .
Il 12 giugno 1859 gli avvenimenti ri svolterò a Bologna come era logico che ri svolgessero, anziché come pare à avrebbe voluto a Torino. Appena uscite le truppe austriache dalla citta ' dirigenti del movimento liberale re vesciarono XI Governo Pontifìcio affrettondori a chiedere l'aiuto dei Beo> compagni a Firenze, come già da più di un mese crono stati consigliati dt di fare da Marco Minghctti, ma con ben poca speranza di ottenere quote) desideravano. B
Tutto quello che e stato detto sin qui circa alla situazione politica di Bologna dopo il 12 giugno, in parte noto, in parte rivelato da nuovi documenti, mostra come la Giunta provvisoria di governo ri trovò, appena costituita, in una posizione estremamente difficile e pericolosa. La ritta ch'essa aveva intrapreso a governare era priva di risorse, senza milizie, priva di armi] per armare almeno i cittadini. II Piemonte, al quale i bolognesi volevano unirsi, dimostrava chiaramente di non volere o non potere accogliere con entusiasmo la loro dedizione. Dopo un mese di autonomia sorse dinnanzi agli occhi dei bolognesi hi fugace apparizione del Commissario piemontese Massimo d'Azeglio, inerme simbolo, tanto del cosi necessario appoggio militare, quanto dell'unione politica col Piemonte, scopo della loro rivoluzione; poi anch'egli I svanì, assieme a tutto le speranze troncate dalla sciagura di YìQafranea.
Da allora Bologna si vide esposta agli intrighi della diplomazia europea la quale, non accorgendosi, come è suo costume, del mutare dei tempi, sì manteneva ancora fedele alla tradizione del Congresso di Vienna, deliberando impossibili restaurazioni e anacronìstici baratti di popoli. Vittorio Ema xtuelc stesso a chi invocava la sua dittatura, aveva risposto che raccordava per la durata della guerra con l'Austria. Quale sarebbe stato dunque il de stino di Bologna al ristabilimento della pace? Esclama Jacopo Ortis: Abbandonato da tutti, non chiedi tu ajuto dal Cielo? ... non t'ascolta ... va, prostrati, ma all'are domestichete.
Cosi avranno pensato i bolognesi nelle ore gravi d'incertezze che gli eventi facevano loro attraversare, onde unirono per provvedere da soli, come poterono, ai casi propri e all'avvenire della loro patria. In conseguenza di tutto ciò i rapporti di Bologna con Firenze cambiarono di natura e di scopo; incominciati al solo fine di procurare armi e truppe per l'immediata difesa di Bologna, ri allargarono assumendo ben altra importanza. Fu vagheggiata allora una salda e totale alleanza fra le Romagne e la Toscana, con l'adesione dei Ducati, per l'ambizioso, ma assai opportuno scopo di costituire uno Stato che potesse, come disse il re di Sardegna di quello proprio fare da se . In tal modo gli antichi, déboli Stati, uniti fra loro in Lega, avrebbero potato difendersi, tonto dulie minacciate restaurazioni, quanto dalle aggressioni estere, fondendosi infine, quando fosso stato possibile, nel Regno deHTtalia unita dall'Alpi allo Stretto.
Tale l'origine della Lega dell'Italia centrale.