Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; LEGA DELL'ITALIA CENTRALE
anno <1958>   pagina <404>
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Aldobrandino Matimxxi
movimento unitario italiano. D Rottiti infatti sentiva e eoapn-iideva,eow non ha cessato di dimostrare uà suoi scritti, eh* la costituzione- dell'aiuta d'Italia era per se stessa, nei vuoi fini generali e particolari e nei vuoi metodi, un'azione eminentemente e tipicamente rivoluzionaria, non già. una normale e regolare operazione di ordinaria amministrazione, pressoché burocratica, come sembravano concepirla i ministri toscani. Perciò il Rogai, come orile precedenti rivoluzioni alle quali aveva preso parte, riteneva anche in quella del 1859 che gl'impedimenti legali dell'azione dovessero trascurarvi e superarsi.
Ne conseguiva che nelle difficoltà che non consentivano al Piemonte di assecondare apertamente la politica attiva dell'Italia centrale e che consi­gliavano al Bacaseli una passiva attesa, uno sterile immobilismo, il ROMÌ vedeva invece una ragione di più per agire, per forzare la mano al Piemonte. per metterlo di fronte ad un fatto compiuto.
' - Pochi mesi dopo queste schermaglie fra conformisti e attivisti per la costituzione della Lega dell'Italia centrale, a chi chiese il permesso di sbar­care a Marsala Giuseppe Garibaldi? Nella lettera al Minghetti del 16 set­tembre il Rossi scrisse: Facciamo che il Re sia costretto ad accettarci.
Quando fu ventilata l'idea di nominare il principe di Carignano reg­gente delle Province unite, il Ricasoli tornò ad affermare la necessità di chie­derne preventiva autorizzazione al re, idea che fu. argutamente commentata in questo modo da Antonio Panizzi in una lettera da Londra a Massari:
Rispetto alla elezione del Principe di Carignano doveva essere latta dalle Assemblee, non dal Piemonte, il cui Re non doveva nemmeno essere :.cpttMiltnto. Il fare altrimenti d un imbarazzo e il Re e l'Imperatore anche pensando favorevolmente del piano, noi dovevano o potevano approvare apertamente prima. come domandare solennemente a una giovane che ai e mostrata benignamente disposta, se vuol avere la bontà di lasciarsi far violenza: son cose che si fanno senza darne avviso previamente . *'
Come Emanuele Marliani non era riuscito a persuadere il Ricasoli, eod gli argomenti di questi per non accettare lo proposte di Bologna non per­suasero affatto Gioacchino Pepoli il quale s'illuse che persistendo ad insistere avrebbe finalmente indotto il Barone di ferro a riconoscere l'evidente ragio­nevolezza del suo piano, come dimostra, U:suo seguente dispaccio al Rossi:
Bologna 20 settembre 1859.
... La ringrazio delle informazioni che Ella mi da circa il modo col quale dai diversi Ministri 2 fin ora accolto il nostro progetto di unificatone; oggi stesso invio nuove istruzioni in proposito al Cav. Marliani e tengo per fermo che codesto Presidente dei Ministri finirà per cedere olla evidente necessità di unire con più stretti vincoli possibili le provincic emancipate deUTtaba centrale, onde siano messe in grado di presentarsi compatte, forti e risolute in faccia all'Europa, mezzo fra tutti potentissimo ad ottenere che sia, rispet­tato o messo in atto il loro voto di annessione al Piemonte.
Mi protesto pieno di stima , . ,
R Ministro degli Affari Esteri
Pepoli a5)
l) Archivio Visconti Venosta. Fondo Massari, inclini. -} .Archivio Popoli.