Rassegna storica del Risorgimento

1882 ; EGITTO
anno <1958>   pagina <424>
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Giuseppe Talamo
nel paese, so potranno t*trtt> moderati da Seherif, faranno rientrato I* Egitto in un ordine dicose normale, nula preoccupazione è che Seherif pota* esse*' ne travolto, tanca è l'esaltazione degli animi; od in questo caso non possosm provedeniene le complicazioni . Terminata la parte descrittiva delle Sedi­zioni del paese. De Martino paaaa a qualche discreto suggerimeatosnA pare che aggio partito è per noi aasociaxai aOa Francia e all'Inghilterra per so*tenere Schcrif... non restar mai dietro in questa via, anzi, quando se ne presentasse l'occasione, prendere l'iniziativa. Vigilare, seguire gli arreni menti con la massima attenzione e non attendere agli ultimi momenti per decidere la condotta da seguirsi .
Intanto, ai primissimi di novembre, si verificava un fatto ansai impor­tante: il miniatro degli esteri inglesi, Granviilc, in una lettera a Sir Edward Malet, ministro plenipotenziario in Egitto, chiariva i fini della politica bri­tannica in quel paese. *) L'Inghilterra, affermava, non aveva altro fine in Egitto che favorire la prosperità del paese e il godimento delle libertà. Per ottenere dò era necessario procedere al alcune riforme: stabilire un'imposta fondiaria su basi eque, diminuire le prestazioni di lavoro obbligatorie e, so­prattutto, riformare ramminis trazione della giustizia. Ma era necessario anche, da un lato che l'Egitto conservasse l'indipendenza garantita dai fnMw?, e dall'altro che fosse mantenuto integro quel legame EgittoPorta, importante salvaguardia contro qualsiasi intervento straniero.
La Gran. Bretagna, insomma, voleva il mantenimento dello ttatu quo con qualche prudente riforma. I due principali obbiettivi della politica in­glese, difesa dell'indipendenza dell'Egitto e mantenimento della sovranità nominale turca solo apparentemente sembravano contraddirsi: il primo serviva aia a cercare di non inasprire il movimento nazionale, sia a sottrarre alla Turchia il dominio diretto del Canale di Suez, il secondo mirava a non lasciare a disposizione di uno Stato completamente indipen­dente il passaggio più delicato della via delle Indie. Insomma la prima, vera, e, per parecchio tempo, union preoccupazione britannica nella questione egiziana, fu rappresentata dalle sortì del Canale di Suez.
Quale fu la reazione di Mancini a questo programma ? I concetti esposti da Gran ville erano davvero affatto identici ai nostri e l'Italia approvava, pienamente il programma inglese al quale avrebbe dato unendo e costante appoggio?
In realtà le lagnanze italiane furono più rilevanti di quanto non appaia nella pubblicazione ufficiale del dispaccio del Mancini a Menabrea del 28 no­vembre. Non posso nasconderle scrisse il ministro degli esteri al proprio rappresentante a Londra l'impressione da noi provata nello scorgere corno dell'Italia non esista cenno alcuno nel dispaccio di Lord Granviilc. nel modo stesso che cenno alcuno non ne conteneva quella parte del recente discorso del signor Gladstone ohe si riferisce alle cose egiziane . Della Francia, invece, si era parlato, e ripetutamente. La cosa riusciva inspiegabile al Mancini poiché mentre per quanto concerneva questo paese <c la conformità dei rispettivi programmi, piuttosto che una realtà accertata era solo utt desiderio del governo britannico, i concetti espressi dal ministro degli esteri inglese coróei-
De Martine, n Mnrini. Cairo. 18 novembre '8! (L. V., p. 0 .). 2) Mancini * Menabrea. 28 novembre '81 (L. Pi pp. -ii-i5>.