Rassegna storica del Risorgimento
1882 ; EGITTO
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1958
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Il mancete intervento italiano in Egitto nel 1882 431
2 maggio la carta marnale ondsnaò 40 ufficiali, ha i quali l'ex-miniatro dalla guerra, il cireaaao 0man Rifki, nll'csilio a vita agli catrami confini del Sudan , che equivaleva ad una condanna a morti;. In realtà il minuterò era propenso a commutare la pena nell'esilio puro e semplice, ma ti khedivè. invece di appoggiare questa tesi, penilo di fruttare l'occasione per liberarsi del minuterò e, dopo aver duetto consiglio ai consoli delle potenze europee, si appellò al Sultano. x) Questa mossa di Tewfik esasperò la situa* rione e l'I L maggio, contro il suo volere, venne convocata la Camera. A questo ponto Srancia e Inghilterra, che durante tutte il mese di aprile i erano cambiate proposte e controproposte per risolvere la questione egiziana,*) ai preoccuparono e la Francia propose e la Gran Bretagna accettò, dopo qualche esitazione, di fare, come primo passo, una dimostrazione navale ad Alessandria per provocare- la caduta del ministero ed appoggiare il khedive, ) Benanche, il ministero cadde, ma non si riuscì a sostituirlo in alcun modo, onde il 28 maggio Arabi ritornava al governo. *'
Fallita cosi l'azione navale dimostrativa, l'Inghilterra cominciò di nuovo a pensare ad un intervento turco. Pur di evitarlo, la Francia propose la convocazione di una conferenza fra le sei grandi potenze europee e la Porta, ben sapendo che questa non avrebbe visto di buon occhio una simile iniziativa tendente, nella migliore delle ipotesi, a condizionare e dirigere l'eventuale azione turca.
D'altronde, l'improvvisa azione navale occidentale aveva seriamente preoccupato Mancini, il quale incaricò Hcabrea di sondare il terreno a Londra per accertarsi se l'Inghilterra avesse abbandonato il piano delTintervento turco temporaneo e regolato da un accordo europeo, al quale l'Italia era disposta a partecipare tra le altre grandi potenze.*) Nei due colloqui che ebbe con il nostro ambasciatore il 13 e il 16 maggio, Granville non scopri le sue carte: disse che la Gran Bretagna era sempre favorevole al mantenimento dello sfoia avo in Egitto e per ottenerlo era riuscita a far ammettere dalla Francia la necessità di un'azione turca in quel paese. L'azione navale, poi, non aveva presentato quei pericoli di cui il suo interlocutore parlava: anche se le truppe si fossero trovate nella assoluta necessità di sbarcare, esse avevano ricevuto precisi ordini di non allontanarsi dalla riva più di un tiro di fucile. L'Italia ribatte Menabrea non negava aUInghilterra il diritto di proteggere la via delle Indie, uè alla Frància di salvare i capitali impegnati, ma teneva ad affermare che in nessun caso sarebbe potuta rimanere indifferente di fronte ad eventuali complicazioni in Egitto, che si. sarebbero potute evitare uniea-
>) LkMCZB, off, cfc, II, p. 435.
3) L'Inghilterra, ad wapia, aveva proposto (ma la Francia aveva respinto) Piavi* di do ispettori occidentali (t're-yeioet a Ti.*->ot, Parisi, 3 aprila '82. in D.D.F., p. 70): appare di mandare (a Esatto un ufficiale generale turco eoa duo ufficiali, uno francete ed UBO inglese, elio avrebbero dovuto agiro di cornane accordo, nel enao che aulla il primo avrebbe potato deodare orna l'approvatomi degli altri due (Tiatot a Frcyeinet, Londra, 2-1 aprile *82, in .D.D.F., pp, .292-293) avvero, consentire sua Porla l'invio di uà commiasario (Cstot Frova-nec. Landra. SS aprila '82, In JXD.F., p, 293).
') L. CiiiAi.s, so. euv, p. 64.
* De Martino a Mancini, Cairo, SO maggia *t (. F.. pp. 15S-1),
S) Telegramma curato del 12 magxio ai Mancini a Menabrea (M.Gfi.. b. 644,1.3, a. 18; V. andut L.. r.. p? 1W).