Rassegna storica del Risorgimento
1882 ; EGITTO
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1958
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Giuseppa Talamo
pente mediante il concerto europeo. '' L'ambasciatore italiano, pero, i limitò a questo, egli offri anche al ministro inglese va eventuale concoun actif, "' Ln frase, e il disegno politico che caca sottintendeva, allarmò molto Mancini, che >i mostrò vivamente preoccupato che quel contorto attuo fosse intetto come un'offerta dell'Italia alle due potenze occidentali, mentre l'Italia non pretendeva assolutamente dividere con la Francia e con l'Inghilterra un'azione isolata dal concerto europeo. Probabilmente Menabrea, che non era certo nomo da non saper misurare le parole, aveva cercato di forzare un pò* la mano al tuo ministro degli esteri che gli sembrava non deaae direttive chiare e preciac ai rappresentanti all'estero. '1 Conferma questa ipotesi na successivo rapporto dello stesso ambasciatore, del 30 maggio, dopo un nuovo colloquio con Granville. f Questi, dopo aver sostenuto che il risveglio del sentimento nazionale in Egitto era opera degli Italiani e particolarmente del console De Martino,4) gli aveva chiesto, abbandonando la consueta nscr-
>) Menabrea a Mancini. Londra, 17 massi '82, eonfiatazioh (A. E. laghilUrm, 1361. i. p. 1366).
2) Menabrea * Mancini. Londra, 16 maggio '82 (M.C.R.. b. 6i6. 3. a. 20),
>) Mancini a Menabrea, Roma, 18 maggio '82 (Af.C.R.. b. 64, 4, a. 8),
"*) L'ambasciatore, infatti, raccomandava a Mancini che il minuterò italiano concreta*? la polìtica che intendeva seguire e fissasse chiaramente l'obicttivo da perseguire, e al fossero verificati gravi mutamenti in Egitto, in modo che i rappresentanti italiani all'estero ii fossero potati adeguare a quell'indirizzo. Io aono sempre maggiormente convinto (egli concludeva) che nelle cote politiche il mondo e dominato pio dal diritto della forza che dalla fona del di* ritto ;> (Menabrea a Mancini, Londra 17 maggio, tonfiéemiaU, ehi).
a) Menabrea a Mancini, Londra 30 maggio 1882, ri*crtatìi*imo {A. E. Inghilterra. 1362, 9. p. 1381, parzialmente pubblicato in L. V.. pp. 161162).
*) Anche Mancini fin dal febbraio aveva raccomandato a De Martino di astenersi scrupolosamente da tatto ciò che avrebbe potuto suscitare perieoloie illusioni a negli Bgtrianl (Mancini a De Martino, Roma, 22 febbraio, in A. E. Egitto, IV. 1138, n. 45S. pp. 37-39; e L. V pp. 98-99). Certo J'aiteggiamento deOa colonia italiana era di aperto favore verso Q movimento nazionale. Le sarà fono noto (scriveva Machiavelli a Mancini il 24 febbraio) lo cambio di telegrammi di felicitazioni e di ringraziamenti fra questa nostra società operaia e S. E. MsnTtmd Sami pascià ali orche venne formato U nuovo ministero, la cura con coi i giornali arabi traducono gii articoli del MessaggiVr* rguiano, riputato periodico, il quale ha sempre combattuto l'azione invadente del controllo anglo-francese e che ora difende con ingegno, non scompagnato da moderazione, la causa egiziana ... L'arrivo di un nuovo reggimento in Alessandria ha dato luogo a scambio di cortesie ira gli officisi! della guarnigione, la presidenza delle società operaie, il direttore del Meisagfiìtfo egiziano ed altri nostri connazionali in seguilo olle quali i primi vollero, quattro giorni or sono, tare una virila ai loro amici italiani, congregati m. numero di quasi 209 nel locale della loggia massonica, ed in quest'occasione vennero pronunziati discorri analoghi allo circostanze . Lo tesso Machiavelli, pero, confessava di preoccuparsi che gli Italiani prendessero parte a dimostrazioni clamorose che avrebbero offerto U destro agli awee ari dell'Italia, di dipingere gli italiani residenti nel vicereame come fomentatori di disordini e nemici della pubblica quieto (Machiavelli a Mancini, Alessandria, 24 febbraio '82, la A. E. Egitto, 57/1299, a, p, senza numero), timori condivisi pienamente dal Mancini che dava ulteriori consigli di moderazione (Mancini a Machiavelli, Roma, 6 mano *82, eanfiJtmioU, in A. E. Egitto, IV, 1138, diep. senza numero, pp. 1-42).
Ma gli atteggiamenti fdoegiziani degli Italiani non cessarono per questo, anzi assunsero, piti tardi, forme addirittura clamorose, come nel caso del guardiamarina Paolucet che aveva disertato dalla GxuAfidariIo per recarsi al campo di Arabi, o del comandaata dell'JjjJddterir, Manfredi, che si era recato a limatila dove era (tato ricevuto con grandi onori dal Lcateps, notoriamente aostenltore di Arabi. Cèsi, questi, che dovettero irritare particolarmente il nostro ministro degli esteri che 11 21 agosto scriveva piuttosto seccamente al ministro della marina che sarebbe stato suo vivo desiderio che S comandanti all'estero avessero ricevuto strette istra*