Rassegna storica del Risorgimento

1882 ; EGITTO
anno <1958>   pagina <434>
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tutelati meglio ì nostri interessi che se ci fossimo trovati eoli, eoe fai ptUHWtO. '*
Mancini non ora, però, altrettanto caio: il 28 maggio telegrafici a Launay, ambasciatore a Berlino, di farai interprete prato quel Comao delle preoccupazioni italiane: la Germania doveva riflettere ani perieoU della aitea aione egiziana e, soprattutto, sulla potabilità che Francia e Inghilterra, data la rapidità dogli avvenimenti, trovassero in segnilo dei pretesti per non con­sultare le altre potenze olle loro decisioni, come già avevan fatto, del resto, perla dimoi) trazioni: navale ad Alessandria nel maggio. L'artico modo dì ov* viare a tale pericolo era di far conoscere subito le misure che esse avrebbero adottato in caso di necessità. 3)
Mancini era anche preoccupato, perchè avrebbe presto dovuto rispon­dere alla Camera ad alcune interrogazioni e voleva avere in mano on [cal­cile impegno delle potenze centrali da far valere.') Il 12 giugno, alla Camera, rispose agli interroganti: dopo aver rapidamente ricordato le vicende egiziane degli ultimi tempi, Mancini affermò che le due potenze occidentali avevano avvertito le altre potenze dell'invio di navi ad Alessandria solo dopo rinvio stesso, ma che avevano spiegato tale fatto col carattere di urgenza della cosa; esse, inoltre, avevano riconosciuta la competenza del concerto europeo ed escluso ogni progetto di sbarco. L'Italia, da parte una, aveva anch'essa in­viato la corazzata Cast elfi dardo nelle acque egiziane, ma a Porto Said. non ad Alessandria perchè non comparisse la nostra bandiera dove non erano quelle della Germania, dell'Austria Ungheria e della Russia.
L'Italia aveva speciali e notevoli interessi in Egitto, ma riteneva che il miglior modo di proteggerli fosse quello della concordia di interessi e di azione fra i quattro gabinetti, senza per questo voler dividere l'Europa in due blocchi. Il fine della politica italiana era stato ed era quello di evitare qualsiasi azione isolata e intervento armato di una o di alcune potenze, e dì affermare invece la grande autorità morale del concerto europeo . nel caso l'intervento armato fosse inevitabile l'Italia riteneva preferibile quello turco con tutte le garanzie per l'Egitto. *)
Ancora pia esplicative, soprattutto per il futuro atteggiamento di Man­cini, furono le dichiarazioni ohe egli fece al Senato, durante la discussione generale sul bilancio degli esteri: l'Italia voleva essere un grande ed efficace fattore, un elemento-prezioso di pace, di ordine e di conservazione nel sistema generale della politica europea ; essa non si sarebbe mai lasciata sedurre da qualsiasi tentazione od offerta, per subordinare gli interessi generali della
0 Robilnnt a Mancini, Vienna, 13 maggio '82 <Af.CJ?i. b. 646. /..3, a. 1: v. anche Ro. bilami Mancini, Vienna. 21 maggio, in /.. K, pp. 135-37),
2) Mancini a Uoney. Roma. 28 magato *82 (ACCA., b. 646,- f. 6, a. 15).
3) Giuseppe Miliari ii 13 maggio aveva inviato n Mancini una rùarvotùiùna, nella quale gli preannnnriave un'interrogaaione ut fatti d'Egitto (Devi eatar permam che non voglio Crearti imbaraui e che mi preoccupo oltre ogni dire della ituasonr * della dignità del anatra pnoxi , In M.CÌt.. !>. 700. f. 21. n. 1) a due giorni dopo Mlnghctd avvertiva la atea Mancini che avrebbe presentato aa'iaterrssasioae per conmeero tpudi provvedimenti B governo Ita­liano aveva preso o intendeva prendere par tutelare la anatra colonia ed i aeatri intercali in Egitto (Mmabstu Mancini, Roma, 15 maggio '82, in .If.Cft., h, 700. f. SI, a. 3).
4 P, S. MANCINI. Diaconi patlttmemori. Tipografia della Camera dei Deputati, Roma. 1893 *,. voi. VII, pp, 103-115.