Rassegna storica del Risorgimento
1882 ; EGITTO
anno
<
1958
>
pagina
<
436
>
436
Giuéappe Talamo
esse A proponevano: V U compito della conferenza doveva easer doppio, stabilire le garanzie atte ad assicurare per l'avvenire una attuazione normale in Egitto e fissare i mezzi eventuali di un intervento ae questo diveniate necessario (questo secondo ponto* piti impegnativo, non veniva, per il momento, considerato}. Per ristabilire lo stata qua nel paese, accendo Mancini, occorreva mantenere le istituzioni e le riforme civili, il libero esercìzio del potere de parte del viceré, la fedeltà delle forze militari egiziane; tutto eie nei limiti della sovranità torca, dei Ormoni e degli altri accordi internazionali ai quali ara legato l'Egitto. L'Italia era ben decisa a rimanere mi terreno del concerto europeo e avrebbe rinunciato a uri ruolo privilegiato in Egitto e a dividere con altre potenze un mandato qualsiasi che non fosse l'effetto di usa libera risoluzione delle grandi potenze.
Come mezzo pratico per ristabilire l'ordine in Egitto, Mancini suggeriva la creazione di una commissione di delegati delle sei potenze, ebe mn iiin un'alta sorveglianza suu'amntixustrazionc finanziaria, senza pregiudizi per gli interessi dell'Inghilterra e di quelli dello Stato sovrano, nonché della libera navigazione per tutti nel canale di Suez.
Cosa proponeva, in sostanza, il ministro degli esteri stanano? Che 3 controllo a due diventasse controllo a sei e che si tenessero nel dovuto conto gli speciali interessi dell'Inghilterra e della Porta (non della Francia!).
Gli stessi concetti Mancini esprimeva al Robilant il 27 giugno, in un dispaccio confidenziale: " qualsiasi Ruffa* invito avesse ricevuto, l'Italia non ai sarebbe separata dalle potenze centrali che accettavano il principio del concerto europeo. Tuttavia (e qui riecheggiavano forse le preoccupazioni espresse dal Dcprctis) era indispensabile intendersi in tempo utile sulla lìnea da seguire nell'eventualità di un intervento armato occidentale. Quale sarebbe stato al riguardo il vero atteggiamento dell'Austria e della Germania ? Per conoscerlo con sicurezza, e pour ne pas faire de confusione, et pour ètte sur d'une rcponse pcrsonnelle du prince de Bismarck, je prefereraia scriveva Mancini quo V. E. pùt se procurcr avec Kalnoky et avec Rcuss un entretien simultanea dont le but sereit de none procurcr promptement et avec certitude l'opinion du prince chanccilier aitisi que celle du cabinet de Vienne. In tal modo soltanto, i tre governi avrebbero potuto fissare la comune linea di azione, di cui gli incidenti di ogni giorno e le previsioni per l'avvenire tacevano sentire sempre più la necessità assolata.
Ma Berlino e Vienna facevano orecchie da mercante; non solo, ma si lagnavano dei contatti che l'Italia aveva con la Gran Bretagna:5> Io diceva apertamente Robilant; 3 quale trovava che sarebbero stati causa di diffidenza contro l'Italia e avrebbero reso sempre pia difficile quell'intesa fra i tre governi che era la SOM, vera garanzia contro le manovre delle potenze occidentali e che. anche se non avesse dato all'Italia tutto ciò che ai poteva desiderare, non l'avrebbe però lasciata nell'isolamento in cui l'avrebbe posta l'alleanza compromettente con una delle due. *) C'era poi on altro motivo
X) Monetai Certi. Roma. 25 clusno *82 (M.C.H.. b. 699. 9. n. 12). I) Mancini a Robilant, Roma, 27 giugno '82, cw/utmnab {BLCJL, b. 699. C, 9. n. 20). 3) Ruettivamento Mancini aveva biasto a Heasbrea di sondare In inteaataai dalla Gena Bretagna (Mancini Menabrca. Roma, 28 fonano '82. in L. V p 269).
> Robilant a Mancini, Vienna. 29 (ragno '82 (AT.CK.. b. 699. 10. n. 13).