Rassegna storica del Risorgimento

1882 ; EGITTO
anno <1958>   pagina <438>
immagine non disponibile

438
Giuseppf; Talamo
Kobilunt ai mostrò molto meravigliato per tanta rassegnazione da parte dell'Austria, che aveva inaugurato con l'occupandone deDa Boania una poli­tica orientale e che non poteva, o GÌ di logica, rimanere indifferente di Croate ad un'eventuale occupazione dell'Egitto da parte di una grande potenza europea. Kalnoky ribatte che, poiché non v'era modo di arrestare gli eventi non c'era che da lanciarli svolgere Nemmeno quando Robilaat gli parlò del pericolo che la Francia occupasse la Tripolitania, il ministro austriaco ritenni: di poter dare qualche assicurazione: ai limitò a dire che la Francia vi avrebbe incontrato difficoltà maggiori di quelle incontrate in Tunisia.
A conclusione del rapporto stnuamentt confidenziale, ') Robilaat poteva ben scrivere a Mancini: e Tutto ciò che gli Inglesi e i Francesi potranno tea* tare Bulla eosta africana, non sarò di natura da far uscire l'Austria-Ungheria dalla sua attitudine passiva; fatto questo a cui non saprei dare altra spiega­zione ali1 infuori di quella che il gabinetto di Vienna si tiene parato, a fronte di quelle eventualità, a prendersi del pari compensi che crederò opportuni nella penisola balcanica, mettendo innanzi, al momento dato, le stesse ra­gioni di urgente necessitò di proteggere i suoi interessi minacciati, accampate ora dall'Inghilterra .
E Berlino? Se la Porta avesse rifiutato di inviare le sue truppe, in Egitto, la Germania avrebbe lasciato ogni governo libero di intervenire a suo rischio e pericolo, non avrebbe approvato nò disapprovato, in un atteggi amento di attesa che mirava unicamente ad evitare una guerra della Turchia con la Francia e con bt Russia o con entrambe queste potenze. Era pertanto consi­gliabile, scriveva Launny, un'azione concertata dall'Italia con Francia e Inghilterra aia per la questione del canale di Suez che per gli affari egiziani in genere. L'Italia non rischiava nulla lasciando le due potenze occidentali a sbrigarsela da sole nel pasticcio in cui s'erano cacciate, mentre lo stesso antagonismo anglo-francese era una garanzia che non si sarebbero accordate mai per una prolungata occupazione e riorganizzazione a due dell'Egitto. Apròs de long detour, et, pcut-etre, après aveir échangé des coup de canon, elica revjcndront au concert .europeea . D'altronde la pace stava troppo a cuore a Bismorek, che ne aveva assoluto bisogno per le sue riforme economiche e .odali. L'Italia avrebbe fatto bone a profittare degli anni dì pace per prepararsi; allora non avrebbe piò. offerto la propria alleanza, ma l'avrebbe accordata o rifiutata, a suo piacimento. I
Di fronte a questo atteggiamento immobilistico delle potenze centrali. Mancini cercò di reagire, da un lato, cercando di spingere la Turchia ad una aziono immediata per non dar tempo alle potenze occidentali di intervenire, dall'altro, intensificando le sue rimostranze a Vienna e a Berlino. Il 20 luglio egli inviò agli ambasciatori nelle due capitali un dispaccio estremamente si­gnificativo: *) la dichiarazione tedesca che, se la Turchia non avesse aderito all'invito della conferenza di inviare truppe in Egitto, ogni potenza sarebbe
0 Robilaat Mancini. Vienna. 15 luglio '82 (AT.CfL, b. 700. t 13. a. 1). D rapporto e pubblicata, mutilo, (n /.. V.. p. 321,
i) Lassa? a Mandai, Berlino. 20 luglio '82 (W.C.B., b, 700, f. 13, n; 5, jtfsmpa conjS-deliziai*-, mutilo in L. V.. p. 243).
3) Mancini n Coni, Roma, 20 botto "82. infidmxiaU (.W.C.K., b. 046, f. 15, n. 18).
*) Kpneiw* agli ambasciatori a Vienna e a Boriino, Roma, SO Inatto (of.CJt., b. ose, 15, n. 17).