Rassegna storica del Risorgimento

1882 ; EGITTO
anno <1958>   pagina <444>
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Qbueppu Talamo
Un'ampia discussione Bulla politica estera dell'Italia ebbe luogo alta Camera dal 9 al 14 mazzo 1883, e la questione egiziana fu largamente trattata Vi intervennero, infatti, tutti i maggiori oppositori di Mancini tranne il apio Crispi. ') Mmghctti, dopo; aver negato qualsiasi opposizione all'azione ita­liani da parte degli imperì centrali e aver deplorato la poca, discrezione di giudizio di cui aveva dato prova la stampa italiana, dichiarò che la dira di 50 milioni di eoi aveva parlato Mancini non poteva- costituire certo os ostacolo all'impresa (per le ferrovie, durante la discussione si era passati da 700 a 1.200 milioni !). Quanto al perìcolo rappresentato dall'intervento francese, innanzitutto esso era estremamente improbabile, dato che sette giorni prima l'Assemblea aveva votato a fortissima maggioranza l'astensione, e. poi, qualora si fosse verificato, non vi sarebbe stata che questa differenza: invece di intervenire due potenze, ne sarebbero intervenute tre (come del resto, egli aggiunse, era negli intenti di Mancini agli inizi della crisi in Egit­to). a* Morselli sostenne che l'interesse primo dell'Italia era di assicurarsi un'adeguata posizione nel Mediterraneo; respingendo l'offerta inglese il go­verno aveva perduto un'ottima occasione e aveva dato prova di non avere una coscienza viva o profonda dei fini dello Stato italiano . Di San Giofiano aggiunse che la Trìplice era stata approvata proprio perchè la posizione ita­liana nel Mediterraneo migliorasse e non. perchè l'Italia dovesse astenersi da qualsiasi iniziativa.
Ma, indubbiamente, l'intervento più intelligente fu quello di Sidney Sonnino, il critico più acuto e conseguente della politica di Mancini.3) Egli la esaminò infatti, e la condannò come un aspetto della generale politica della Sinistra: alla politica di equilibrio e di ripiego di Deprctis, aveva corrisposto la politica estera di Mancini che aveva sperato di fare da media­trice senza averne la forza, che si era mostrata palesemente impotente, che pretendeva di coprire la propria inettitudine con la retorica del disinteresse e dei grandi princi piì . Era vero: gli. imperi centrali non avevano consen­tito a che l'Itali svolgesse una propria azione, ma perchè ? Perchè essi non si fidavano dell'Italia e, giudicandola dalla politica svolta dall'autunno) tlcll'81 in poi, la ritenevano portavoce degli interessi francesi e russi, opposti a quelli inglesi ohe essi favorivano.
E poi, cosa aveva detto il governo italiano per spiegare il rifiuto del lu­glio ? che le risorse militari dell'Italia erano adeguate per la protezione dei
nutro britannico e il figlio di Bismarek (Slanciai a Meaabres. Bona, 1* ottobre "82. ia Af. C. , h. 699. L6,xu 16). Sai tentativi eperid a Londra del figlio di Bissarci; v. T. Cata­lani a Manciui, Londre, 1* Mttembre "82 (A. E. Inghilterra, 1362. . p. 1518,. neereetiiiiio. imi tilo in I*. V., pp. 494-95) Menebrea Mancini. Londre, 27 settembre *82 {A. E, Inghìi-MVV, 1362,1. p. 1529. mutilo ia L. V., pp. 496-97). nonché L. SAlYAToacLU. o/>. rii., p. 5.
1) Qati aveva, peraltro, menifostato già ripetutamente le ne diaepprovaxioae Mancini fin del 29 loglio quando gli acri di Otero e dolentioitno del eoo rifiato deU'ofiert* ingteeo (Politica sfera ... efc, p. 118).
3) MotCUBTR, Discorri parlammicui. ci*.. Vili, pp. 23(1-236.
*) SIDNEY SOKKBtO, Discorri ptaiammtari. Tipografia dette Camera dei Dopatati* Botne, 1925. I, pp. 95-117,