Rassegna storica del Risorgimento

1882 ; EGITTO
anno <1958>   pagina <446>
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446 Gtuncpp* Talamo
La politica cle il Mancina ogni dal MttcuilnM 1881 al settembre MHM. ivo, nei confronti del problema egiziano, e* in particolare, il gran rifiato dell'offerta inglese di cooperazioue- militare aono stati quasi unaaiiiietaaaie' giudicati con aeverità dagli storici, molti dei' quali hanno trasformalo i g*a-diai politici degli oppositori di Mancini in altrettanti giudizi toriogranò. Si è formato coti una aorta di giudizio canonico, ascondo ìJ croole ntWZZ un'offerta ottima , unica , t inaperata , come quella inglese, era stata gettata via con gravi conaoguenxc per tutta la posteriore azione italiana sei Mediterraneo. Quanto ai motivi che avevano spinto il nostro ministero degli esteri atta gravo decisione si parlò di politica di sentimento anziché a di interesse nazionale (Chi ala), di ingenuo sentimentalismo e di ideologismo retorico (Ciasca), di non aver saputo osare (Summoruga), di avversione verso ogni specie di imprese coloniali (Giglio); *) altri* più recentemente, ha individuato la intrinseca debolezza delibazione di Mancini nell'essere e raf­frenata da principii umanitari , che ne pregiudicavano l'efficacia e i risultati (Zughi). Non è mancato, però, da parte di uno studioso anglosassone, il Roberto, qualche giudizio tendente a rivalutare la politica italiana vere la questione egiziana dal 1878 al 1882, ritenuta piò importante e indipendente di quanto prima non si supponesse (come ha scritto il Lnger a proposito dello studio del Roberta).
Una prospettiva più ampia è rilevabile in altri storici, che hanno inqua­drato l'episodio nella generale politica della Sinistra, consistente nel pre­porre costantemente gli obbiettivi immediati di politica interna agli impegni della politica estera (Volpe), e hanno stabilito uno stretto nesso fra il rifiuto di Mancini e Patteggiamento Ostile degli imperi centrali (Silva) e la fondamen­tale ambiguità della politica bismarldana (Salvatorelli).
Il problema storicamente concreto, oggi, non sarà quello di discutere sulla utilità o meno della proposta inglese considerata in sé . ma piuttosto di stabilire se, non in astratto, ma in quella determinata circostanza, Poffcrta fosse accettabile.
Com'è noto, proprio nel periodo in cui si comincia ad aggravare la que­stione egiziana, dall'autunno dell'81 alla primavera dclT82, l'Italia stava conducendo trattative con gli imperi centrali per rompere il suo isolamento. La prova più evidente detta pericolosa situazione in cui ai trovava in campo internazionale il nostro paese era stata fornita oltre che dall'insuccesso tuni­sino, dal riacutizzarsi detta questione romana. 1 tumulti anticlericali del 12 e 13 luglio '81, causati dal trasferimento a San Lorenzo dette spoglie di Pio CC, l'allocuzione di papa Leone XIII sulla insostenibilità detta sua posizione a Roma, In sua corrispondenza con Francesco Giuseppe, il favore­vole atteggiamento di Bismarck di fronte al Vaticano, *) hi stampa tedesca che nel dicembre '81 parlava di restituzione al papa di Roma e di Civitavec­chia *) ciò b tesso Gran villi; che nel gennaio dett*82, sia pure in una conver­sazione non ufficiale, dichiarava che m quanto a Roma egli stava sempre
1) C GlOUù ('.>/?. <-. p> 13), rit.7iir.v-4i però fadupoaublll per temete eoa maggiore eognùlone di c*t>*a Mille ragioni che avevano pinti Mancini al rifiato, soave ricerche d'or-chivlo.
*) Lutea*, ep* eìt., I, pp. 872 vgg,
) Coi) la baliaeM Fa* dell' 1. 10 e 17 dicembre 'BL