Rassegna storica del Risorgimento

1882 ; EGITTO
anno <1958>   pagina <448>
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Giuseppe Talamo
Quatto il quadro nel quale dovette svilupparvi l'axiou* politica di liancmi.
Essa presentò, peraltro, dal settembre delTSl al luglio 4*11*82, petti almeno ii{ij.'ri'iitMinritc contraddittori* la un primo tempo Mangiai cerea di entrare nelTinteM occidentale e, addirittura, di sostituire la Frauda di fare un accordo a due con la Gran Bretagna; poi punta risolutamente sul concerto europeo, un principio politico col quale egli penna di non staccarsi dagli imperi centrali e, nel contempo, di tenersi legato alla Gran Bretagna. Ma quando questa lo invite a cooperare in Egitto, rifiuta.
Come ai epiega tale rifiuto, se era stato lo stesso Mancini, in un primo tempo, a sollecitare una pio stretta collaborazione con l'Inghilterra?
Non si tratta, a nostro avviso, ne di sentimentalismo né di ideologismo, ma di serie e gravi ragioni di politica internazionale e interna che egli atten­tamente ponderò, perfettamente consapevole che, se era pericoloso l*inter-vento, lo era anche l'astensione (come telegrafo a Depreti* il 15 e il 19 luglio).
Gli imperi centrali gli avevano detto a ripetuto in tutti i toni che era (consigliabile per l'Italia intervenire (si erano finanche opposti nel maggio all'invio di una nave da guerra ad Alessandria per difendere i connazionali ivi residenti): neanche se la Francia si fosse impadronita della Tripolitania sarebbero intervenuti per sostenere le ragioni dell'Italia o, almeno, per fre­nare l'aziono francese. *) Avrebbe potuto l'Italia non tenere conto di questi avvertimenti?
Se l'Italia avesse accettato l'offerta inglese, la Francia, con ogni proba­bilità o si sarebbe associata all'azione (che sarebbe divenuta cosi ancor più aleatoria) o avrebbe tentato di impadronirai della Tripolitania,5' mentre l'alleanza con gli imperi centrali appetta (e faticosamente) conclusa avrebbe corso seri pericoli e la situazione economicofinanziaria all'interno avrebbe ricevuto un duro contraccolpo. Voleva tutto questo l'intervento in Egitto, dove, del reato, era assai dubbio che la penetrazione italiana avrebbe potuto prendere consistenza, perchè la Gran Bretagna non avrebbe consentito ad alcuna potenza di mettervi piede stabilmente?
Pasquale Stanislao Mancini ritenne che il rischio fosse troppo forte per tentare. Anche a settantacinque anni-di distanza non gli si può dar torto.
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1} JtobQaat a Mondai. Vienna, 15 loglio *82 (AtCJL. b. 700. f. 13, a. 1).
5) V, una eorrlspoadensn da Bettino del 16 gennaio 1883 (in L Raurxna, Rama, SO (ca­naio 1883): TSbn potete foro un passo avanti ad Mediterraneo scoia accettasi l'eventualità di un conflitto pia o meno prouimo con la Francia, e nelle eòe* d'Egitto ri ai arriso da Lon­dra che la Francia non avrebbe consentito che l'Italia In ai sostituisse in quella contrada. Se ia Francia al momento in cui fossero sbarcati la Egitto* avesse marciato opra Tripoli e c*a centrata le no forse a Btserta, se avesse fatto qualche alerà dimoiiraaion* anche più diratta contro di voi, che a vTeate fa tto ? .
Salia probabilità di un intervento franose, in caso di intervento italiano, iuatstava neh* la Fwinigìtily itevitu del 1 febbraio '83.
Alla possibilità di un intervento francese alludeva evidentemente il colonnello di Stata Maggiore C Marchesi, addetto militare italiano a Parigi, quando B 19 luglio scriverà che ad circoli militari francesi, si temeva pio, il non intervento che l'intervento italiano in Egitto.