Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; COSENZ ENRICO ; MUSEI
anno
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1958
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pagina
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504
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504
Libri periodici
vero che ulom ci lo porta qualche salace rontldarazJvnc. specie nel tupitt', di qualche più tipico esponente della Sinistra. rìvHuiidwi una naturale idiopatia par ?Ii omini della Destra storica ma b'tgf. da un late, Mmvi che ossei di rade il giudizio del Moscai! appare mea die inaurato e in troppo stridente raestraat* con quello dei più moderni e provvedati studiosi, mentre dall'altro, i deve eof> nirc che molte e non lievi. responsabilità vanno effettivamente imputate al Ratta e a taluni uomini la eoi azione ai Ispirava a quella del Rattazzi in ordine ad alcuni dolorosi episodi verificatisi appunto allorché il Untuosi tenne Io totsau del potere. Se peraltro, l'autore ai inoltra Itene Informato delle più recenti valido tesi della storiografia contemporanea e se* come si è detto, quasi mai entra con tali tesi in netto contrasto, ciò non vuol dire che lo sue corroderà*ioni, i tuoi (indizi, le sue valutazioni possano apparire meno che originati. In più cosi. anzi, considerato che il Moscati ai occupa di non poche figaro finora pressocehé ignorate, le osservazioni e i giudizi costituiscono una vera e propria novità in senso assoluto.
Tra le biografie destinate a destare maggiore Snterease, aia per la angolarità del personaggio trattato, sia per il modo con cai ne viene fatta la presentazione, fanno spicco a nostro avviso quelle di Emilio Visconti-Venosta e di Antonio Scialojs. Dobbiamo ancora ricordare in special modo le biografie dell'Amari, del Correnti, del Coppino, del Ferrara, del Berti, dello Cbiavex. Un particolare interesse rivestono quelle degli uomini del Meridione, poiché dall'esame del loro complesso scaturisce in maniera oltremodo chiara una serie di problemi di non poco rilievo quali, in primo luogo, quello del contributo doto dalla classe dirigente meridionale all'unità Italiana e quello delle radici prime della < questione meridionali] >.
La politica estera del primi governi dell'Italia unita aveva dovuto perseguire qnasi esclusivamente il fondamentale obbiettivo di conseguire il ricono*cÌnicnto per il nuòvo Stato delle varie Potenze. Tale obbiettivo poteva dirsi raggiunto felicemente allorché, nel marzo 1863, assumeva il portafoglio degli esteri un giovane potrìotta lombardo. Ciò nel ano primo intervento in qualità di ministro, sulla questione polacca, Emilio Visconti-Venosta dimostrava chiaramente precisando alcuni ponti programmatici che avrebbero costituito in avvenire t cardini della sua concezione e azione governativa che la politica estera dell'Italia stava per essere ovviata MI un binario del tatto nuovo e verso programmi più ariosi ed elevati. Da quel momento, infatti, lo sforzo immane del giovane' ministro sarebbe tato diretto a consegaire Finserimeato dell'Italia nel concerto delle Potenze: con rio il VIscontWVenoita non faceva che ripetere adeguandolo olle mutate circostanze il programma del Conte di Cavour. Fa. infatti, merito del Visconti-Venosta avere saputo concepirò l'Italia non come ente staccato, ma come un tatto unico con l'Europa e l'Europa, a sua volta, come un complesso unitario, composto di indivi, dualità destinate a integrarsi a vicenda senza peraltro nulla perdere dot propri rispettivi caratteri distintivi. Questo tipico senso europeistico del Vlscontl-Venotfa già, del resto, messo a ponto dal Maturi è opportunamente considerato dal Moscati. Certo l'intima origine di quell'europeismo non può non intendersi se non riaccostandolo n nn altro degli elementi distintivi del modo di concepirò del diplomatico lombardo, vale a dire il sno profondo e connaturato liberalismo, quel liberalismo che lo induceva a guardare con sospetto l'opera del Bismarek. Proprio quel liberalismo portava per passare al campo della politica Interna Il Visconti ad accettare talune manifestazioni più deleterie del parlamentarismo o ad accostarsi senza eccessiva ripugnanza a movimenti quali il trasformiamo: gli è che In lui era altissimo il Ito per la liberti e il rispetto perla volontà della maggioranza. Ciò non toglie che il Visconti non scorgesse i difetti del sistema e non ne auspicasse le opportune correzioni. Comunque, a questo specifico proposito, avremmo forse preferito che