Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; COSENZ ENRICO ; MUSEI
anno
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1958
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pagina
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505
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Libri e periodici
SOS
>l Moscati ai tonte soffermato un po' di più nulla posizione appunto Manta Val Visconti di fronte quella che comunemente viene Indicata come 1 dezcnTazieo* parlaaientare sviluppatasi dopo l'avvento della Sinistra e trionfante secondo n tradizionale graditi o eoi maforfnianio.
Certamente ano dei motivi più interessanti per ehi esamini l'azione politica del Visconti-Venosta retta quello della parte arala diti diplomatico lombardo nello eoa doaionc dello questione romana, specie in relazione all'opera del Sella. Con discorrendo di tale questione il Moacati bene ha memo in rilievo, fu 11 Visconti, uomo per natura senza dubbio portato più alla meditazione e dia prudenza ebc allo andari realizzazioni, ponderato e bile nei maneggi, txxm gli manco lo forza e rapidità dell'intuizione, ne brillo cesto per prontezza di aziono: fa in una parola diplomatico puro più clic vero nomo di Stato nel senso più completo e cavourizna della parola. Ma fu al tempo stesso uomo tenace nel perseguire un fine dopo che quel fine foiat tato proposto dalla forza delle eircostanze e dalla più energica volontà dogli altri uomini come obbiettivo della aua azione. Se pertanto la breccia di Porta Pia fu effettivamente dovuta alla volontà del < maelgm Sella, il merito d'avere saputo condurre aenza aceaae interne e internazionali fi governo del re d'Italia da Firenze a Roma è da attribuirai unicamente all'abilità e Ila tenacia del < mollo Visconti-Venosta. Poniamo pertanto dire che le conduaioai a cui punge il Moacati aono senz'altro accettabili, considerando che del resto trovano con. ferma nei giudizi anche di recente espressi dal più provveduti studiosi di storia diplomatica. H
Come fondamentale nella vita politica del paese fu il momento io cui al palazzo della Consulta ai ebbe il passaggio di Emilio Visconti-Venosta, cosi ausa svolta non meno importante per la vita economica d'Italia rappresentò il passaggio dal ministero delle finanze di Antonio Scialoja. H Plebano e con lui altri studiosi di fenomeni economici hanno opportunamente messo in rilievo come intorno al 1866 ai assista a un mutamento radicale di direttive nell'azione governativa per ciò che riguarda la politica finanziaria. Praticamente attraverso la crisi provocata dalla guerra, e di cni fu vittima* in certo senso, lo Scialoja venendo crudamente a galla tutte le pecche d'una azione politica che - pur non priva di meriti aveva però essenzialmente voluto basarsi sullo aforzo di conciliare programmi naturai, mente contrastanti, giovandosi, più che di piani concreti, di espedienti più o meno empirici e teorici, ai intese come oramai l'avvenire economico del paese dovesse fondarsi su un programma unico ispirato a saldi principi scientifici e alla pratica necessiti di raggiungere ad ogni costo è nel piò breve tempo possibile quel parcg rio nel bilancio che giustamente il Sella riteneva dovesse essere il miglior titola di merito con cut l'Italia avrebbe potuto presentarsi nel concerto delle Potenze.
Senza dubbio il passaggio dal tninistero delle finanze di due uomini quali lo Scialoja e il Ferrara,, la cui dottrina di scienziati era nota in tutta Europa ed altamente apprezzata, contribuì in senso diverso per i due personaggi da un lato ad accrescere il prestigio intemazionale dcHTtalia e dall'altro a dare un carattere più solido e scientifico al programma finanziario dei governi che ai succedettero alla direzione della vita del paese fino al 1875. Non per nulla il Ferrara che pure era quell'intransigente liberista che sappiamo fu il codificatore della celebre tassa sul macinato intorno alla quale il cervello eaacnaialmente pratico del Sella si andava già da tempo arrovellando e che avrebbe' :.costfinìto uno degli elementi determinanti dèi raggiungimento del pareggio.
Certo uno del maggiori titoli di merito che lo storico deve riconoscere allo Scialoja e quello d'essersi il sommo economista napoletano dimostrato, innanzi tutto, un vero uomo di governo foraci più ancora che un grande finanziere, allorché * gravando su di lui la responsabilità ministeriale. seppe dimostrare come l'uomo politicò debba sapere indulgere aHo necessita concrete del momento anche