Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <184>
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A-, William Salomone
mente, egli aveva avuto molte altre cose da fare durante quei due anni e che anni ! anziché pensare al libro o a Giolitti; ma resta il fatto che, nel 1945, egli non solo aveva la medesima opinione sul carattere del lavoro, ma altresì, cosa decisamente più importante, accettava il nuovo Giolitti che ivi era presentato, senz'altro riserve se non quelle moderate, espresse neW Introduzione. Quando apparve in Italia, alla fine del 1945 e nel 1946, l'opera con l'Introduzione di Salvemini, suscitò qualche cosa di più di una accademica sensazione . La maggior parte dei critici, dei commentatori e degli storici italiani, forse troppo precipitosamente, ma non senza ampie giustificazioni, insistettero e misero in risalto, tra altre cose, la e definitiva accettazione di Giolitti da parte di Salvemini. Le sue riserve, in complesso, furono perse di vista nel diluvio di pubblicazioni esegetiche 1) che allora comparvero.
Ogni dimostrazione di pentimento, o qualsiasi cosa di simile da parte di una personalità pubblica stimola quasi automaticamente una spontanea curiosità intellettuale. A volte sembra che essa funzioni come veicolo di una speciale purificazione vicaria, cioè che il pentimento dell'uno valga come una purificazione anche degli altri. Sia come si vuole, ciò che sembrò importante in questa questione, sul momento, e per molti altri anni ancora, fu il fatto evidente che, alla fine, Gaetano Salvemini era andato alla sua Canossa giolittiana.
L'autore vide Salvemini molte volte tra il loro primo incontro a Cam­bridge nel 1943 e l'ultima estate sorrentina del vecchio storico nel 1957. Qualunque fosse il soggetto delle loro molte e lunghe conversazioni libri, uomini, idee, politica, storia, amici, lavori in preparazione, Europa, Italia due soggetti ritornavano inevitabilmente: Giolitti e la questione meridionale . Il Non erano sempre e necessariamente collegati tra loro, spesso erano indipendenti l'uno dall'altro, ma tornavano ad essere discussi invariabilmente. Sul Mezzogiorno, durante quegli anni, Salvemini dava l'impressione costante di essere vieppiù pessimista e a volte si esprimeva con amarezza quasi crudele, che in altri sarebbe apparsa cinismo. E allo scrivente sembra che questo culminasse nel corso dell'ultima conversa­zione, nel luglio del 1957, allorché Salvemini confessò di non credere più che il Mezzogiorno avesse la capacità o il desiderio della sua
0 Alcune interpretazioni gioiittiune ebbero vaste diffusione attraverso uu corso su Giolitti trasmesso dalla Radio Italiana} cfr. le osservazioni sul Corso radio giolit-tiano in SALVATORELLI, Giotitti in Rivista Storica, di., pp. 498-499.
2) Gli scritti dì Salvemini uni Problema del Meridione sono ora raccolti nel volume Scrìtti sulla questione meridionale (1896-1955), Torino, 19S5. V. anche la sua prefazione a BRUNO CAIZZI, Antologia della questione meridionale, Milano, 1950, pp. 913.
La migliore trattazione storicoanalitica del problema e il quasi classico lavoro di FRIEDRICH VOCHTING, Die italienitee SUdfrage, Berlino, 1951, ora in commercio in una ottima traduzione italiana fatta sotto gli auspici della Cassa del Mezzogiorno, La questione meridionale, Napoli, 1955, (v. specialmente pp. 154-155).