Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
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1959
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pagina
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185
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Ritorno all'Italia giolittiana 185
redenzione .J) Quando, d'altro canto, il soggetto della conversazione era Giolitti, era possibile notare, col passare degli anni, una crescente indulgenza, una tendenza ad attenuare i mezzi e ad accentuare gli scopi della sua azione politica.a) Sovente Salvemini si lanciava in una aperta difesa dello statista Giolitti e di parte della sua opera politica antecedente il 1914, ancorché mai del suo sistema. Era impossibile non scorgere una specie di correlazione tra il suo giudizio su GìoKtti che andava attenuandosi e la disperazione evidentemente crescente per il fato del Mezzogiorno, del quale Salvemini era stato per tanto tempo e con tanta passione il paladino. 3' Fino proprio all'ultima conversazione, sul suo letto di morte, quando Salvemini parlava di Giolitti in quel tono, era difficile per il suo interlocutore non pensare alle parole di uno dei migliori discepoli dello storico.
Fisso alle pregiudiziali teoriche e morali, egli [Salvemini] non si liberò dallo schema nell'esame degli individui e si ridusse per vent'anni a combattere una crociata contro Giolitti, il quale come uomo di go-
*) Ai due Congressi del Partito Socialiste Italiano a cui prese parte Firenze 1908 e Milano 1910, Salvemini rappresentò una spina nel fianco della direzione settentrionale del partito, con la sua insistenza sul doppio tema di autonomia e solidarietà da darsi al Meridione nel suo sforzo di auto-liberazione ; cfr. Iudian Denwcracy in the Making, pp. 5657; VÒCHTING, La questione meridionale! pp. 353362, discute il problema della possibilità di risolvere la questione meridionale attraverso le alter-native meridionaliste, di una delle anali Salvemini era stato il più eloquente e fervente portavoce.
3) Quanto radicale sia stato il cambiamento nella distinzione di Salvemini sui fini e mezzi di Giolitti, può essere meglio illustrato con il riportare il rimprovero rivelatore di Turati al Congresso del Partito Socialista del 1910 a Milano: Quando, per amore di paradosso, Salvemini dichiara che egli, anche il suffragio universale, se gU venisse offerto da un ministero Giolitti, lo ricuserebbe, gli risponderò che noi abbiamo pure accettato da Giolitti, dopo averla preparata con, la nostra fede e col nostro sacrificio, la libertà di coalizione e di sciopero. Per me, dacché mi sono davvero convinto del suffragio uni* versale per il proletariato, l'accetterei non soltanto da Giolitti, ma anche dal papa, se occorra . (Resoconto stenografico dello XI congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, Milano, 21, 22, 23, 24, 25 ottobre 1910, Roma, 1911, p. 270). Cfr. l'Età giolittiana, pp. 121-124.
3) La crociata meridionalista del Salvemini durante il periodo giolittiano, dentro e fuori le file del Partito Socialista Italiano, è ora pienamente documentata nei suoi Scritti sulla questione meridionale, parte II, L'età giolittiana, pp. 147-508. Per una valutazione dell'attività e dell'influenza del Salvemini entro altre correnti di meridionalismo, v. CAIZZI, ed., Antologia della questione meridionale, pp. 40-42; S. F. ROMANO, Storia della questione meridionale, Palermo, 1945, pp. 57-65; GUIDO DORSO, La rivoluzione meridionale, nuova edizione ampliata, Roma, 1945, pp. 124-125; GABRIELE PEPE, Pone e terra nel sud, Firenze, 1954, pp. 62-63; MANLIO ROSSI-DORIA, Riforma agraria e azione meridionalista, Bologna, 1948, p. 1; FRANCESCO COMPAGNA, Labirinto meridionale. Cultura e politica nel Mezzo-giorno, Venezia, 1955, p. 136; GAETANO CINGAM, Giustino Fortunato e il Mezzogiorno d'Italia, Firenze, 1954, p. 206. Cfr. l'episodio rivelatore narrato da ANTONIO GRAMSCI, La questiono meridionale 1927, Roma, 1951, pp. 14-16, e la rettìfica di interpretazione di Salvemini in Scritti sulla questione meridionale, ci/., pp. XXIII-XXVI.