Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno
<
1959
>
pagina
<
192
>
192
A. William Salomone
Questa, per Salvemini, era il problema. Nonostante riconoscesse che un certo progresso democratico materiale, politico, morale era stato raggiunto prima della prima guerra mondiale, egli sostenne, fino alla fine, che era stato conseguito dal basso e non dalP alto , contro la classe politica italiana e non per mezzo di essa o sotto la sua guida. Per mezzo della resistenza alle politiche reazionarie , di immensi sacrifici , di una collettiva determinazione , il movimento delle classi lavorative italiane, organizzate o no, riuscì a piegare alla causa liberale Giolitti, questo esponente del dispotismo illuminato del ventesimo secolo. Quando, come ben chiaramente sosteneva Salvemini, nel 1901 avvenne la coincidenza tra la pressione del movimento dei lavoratori e le personali predisposizioni e interessi politici di Giolitti , per quel momento almeno, Giolitti diventò un vero statista . Questa coincidenza tra i reali bisogni e i forti desideri del popolo da una parte e gli interessi politici della polìtica giolittiana dall'altra fu un felice caso costruttivo. Ma esso non fu automaticamente e liberamente esteso ad altri campi della vita nazionale se non a prezzo o a causa di altre circostanze e contingenze di pressione popolare e interessi politici, come quelle che circondarono quell'altra grande concessione giolittiana, il suffragio universale, elargito nel 1911-12.2)
È abbastanza strano che Luigi Alibertini, un anti-giolittiano della estrema Destra liberale settentrionale, abbia redarguito aspramente Giolitti dalle pagine del Corriere della Sera milanese prima del 1914, e poi ancora nelle sue monumentali memorie, proprio per quei momenti di coincidenza tra le necessità politiche giolittiane e la pressione democratica e socialista . Questi stessi momenti, che Salvemini giudicava essere stati troppo rari ed intesi solo a scopo profilattico, cioè per disarmare le agitazioni popolari, Albertini le vedeva quali pietre miliari verso la più torbida delle reazioni che undici anni più tardi, in particolare per mezzo del suffragio universale venne all'Italia sotto il nome di fascismo. 3) Evidentemente, tanto se considerato dal punto di vista della Sinistra demo-
1) L*Italia prof (turista, in II Ponte, pp. 175-176, passim. Su questi inizi della politica giolittiana vedere GIACOMO PERTICONE, Gruppi e partiti politici nella vita pubblica italiana, 2A ed., Modena-Roma, 1946, pp. 126134; CABLO MORANDX, I partiti politici nella storia d'Italia, 2 ed*, Firenze, 1948, p. 51-53; GABBICELE DE ROSA, La crisi dello stato liberale, pp. 128-135.
2) I?Italia prefascista, in H Ponte, p. 290. Cfr. il resoconto, semplice nella forma, acuto nella sostanza, che Giolitti dette della sua iniziativa nella grande riforma elettorale del 1911-12, in Memorie, voi. II, pp. 306-310.
*) AiiBEitTiNi, Ventanni di vita politica, 2 voli., p. 66: Qui stava il nocciolo della questione, ed io persisto anche oggi nel credere non lo ripeterò mai abbastanza che i mali di cui abbiamo sempre sofferto, che riapparivano periodicamente alla superficie della nostra esistenza, e che ci hanno condotto ondici anni dopo in balla della più torbida reazione, fossero generati ed alimentati dalla concezione prevalente dopo il 1900, che non si potesse reggere il paese colle forze e le ideo del partito costituzionale, ma si dovesse