Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
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1959
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A. William Salomone
Dominante, dietro le opere di Natale, Galizzi e Soleri]) c'era la ricostruzione storica crociana dell'Italia post-risorgimentale e della funzione liberale di Gioii tri nel suo progresso. Se la Storia d'Italia del Croce era un idilio storico 2) imbevuto di carattere panglossiano , s) come Salvemini l'aveva definito a suo tempo, la nuova testimonianza portata da Natale, Soleri e Galizzi tendeva a provare sia ima realtà che Salvemini non aveva mai visto, sia una documentazione, la cui validità egli non desiderava ammettere. L' ottimistica e storicistica ricostruzione del Croce di un mondo giolittiano perduto, quasi senza ombre, e di un'era che il filosofo aveva visto come uno di quei rari ma certi tempi di respiro, di pace, di alacrità, di prosperità *) venivano ora documentati da uomini di sicura fede liberale e indiscussa integrità. Il problema era genuino ed inevitabile. Tuttavia si potrebbe obbiettare che se la nuova apologetica si fosse limitata alle opere di Natale, Soleri e Galizzi, Salvemini non sarebbe nuovamente insorto nella sua furia anti-giolittiana. Giacché, in complesso, in quelle opere c'era poco a cui egli potesse attaccarsi e diverse cose sulle quali non poteva fare a meno di trovarsi d'accordo. Comunque, trattando con questi uomini, come con l'Alberti ni, Salvemini era certo di poter conversare . Anche se decideva di continuare a trovarsi in disaccordo con questi uomini, era certo di poterlo fare con la tacita certezza che essi non baravano al gioco , come era solito dire. Essi avevano respirato la medesima aria storica e parlavano il suo stesso linguaggio politico e morale.
Nonostante le apparenze, questo trovava qualche conferma proprio nel rapprochement di Salvemini con Croce, così significativo, anche se implicito soltanto. Salvemini e Croce, sotto la superficie della loro perenne contesa ideale e politica, erano legati dai fili invisibili della comunanza del loro ambiente storico e morale, se non dalla loro forma mentis. Come sempre, e praticamente sino alla fine, Salvemini ammetteva al massimo che qualche volta riusciva a capire la filosofìa di Croce,5) ma che altrimenti, era nato cieco per essa. ) Ma questo era ben lungi dall'essere vero per quanto riguardava la comprensione di Salvemini delle opere sto-
1) Cfr. la prefazione di Croce a NATALE, op. cu., la presentazione di Croce del GALIZZI, op. citi, pp. VII-XXIV, e SOLERI, op. cit., pp. 171,206, 251.
2) Y. la bellissima analisi critica di questa o simili caratterizzazioni della Storia di Croce in CHABO, Croca storico, in Rivista Storica italiana, cU,, pp. 516-518, 525-530.
*) Introduciìon, p. Vili; Introduzione, p. IX; L'Italia prefascista, in il Ponto, pp. 174, 295-296, passim.
*) B. CROCE, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, Bari, Laterza, 1928, p. 223.
fi) G. SALVEMINI, Bittorian and Scientista An Essay on the Nature of HUtory and the Social Sciences. Cambridge, Muse., 1939, p. 87.
t>) La espressione nato cieco nei riguardi della filosofia del Croce appare nella recensione del Salvemini di ALDO MAUTENO, La formazione della filosofia politica di Benedetto Croce, 3 ed., Bari, 1953, in II Ponte, fase. X (1954), p. 811.