Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <195>
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Ritorno all'Italia giolìttiana
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ri che di Croce. Benché un abisso di carattere multiforme li separasse evidentemente nella loro interpretazione della storia italiana, come testi­monia la loro ufficiale esegesi giolìttiana, in fondo, specie negli ultimi tempi, sembravano andar più d'accordo di quanto forse essi stessi non sospettas­sero. Erano nati e si erano maturati, benché in maniera tanto diversa, nello stesso clima storico italiano ed europeo. Ambedue avevano speso una lunga esistenza, cercando ognuno a suo modo di fare il proprio me­stiere , tra cambiamenti, guerre e catastrofi per il loro paese e per i loro ideali mondi europei. Egualmente timorosi della nuova era di ferro , ambedue, verso la fine, erano divenuti quasi egualmente nostalgici di un mondo, che avevano aiutato a costruire magari in modo diverso, e che adesso non poteva più. tornare, il loro diciannovesimo secolo ormai scom­parso, la loro promettente Italia liberale, la loro fertile èra giolìttiana .
... Noi, nel tenace fondo del nostro animo, siamo ancora nell'attesa che risorga un mondo simile a quello, continuazione di quello in cui già vivemmo per più decenni, prima della guerra del 1914, di pace, di lavoro, di collaborazione nazionale e internazionale. E in ciò è la sorgente della nostra implacabile angoscia, perchè quella speranza sempre più s'allontana e, peggio ancora, s'intorbida e si oscura. Noi dobbiamo prevedere non il risorgere di quel mondo, la sua ripresa e miglioramento, ma una sequela a perdita di vista di scotimenti e rivolgimenti per rivoluzioni e per guerre, che prenderanno un mezzo secolo, se non più, e potranno anche non rag­giungere qualcosa di positivo, ma condurre alla Jinis Europae .1)
Quasi a rieccheggiare le timorose riflessioni del Croce, nel 1953 Sal­vemini scriveva:
...Noi, vale a dire una mezza dozzina di pazzi melanconici (o innocui), siamo gli ultimi eredi di una stirpe illustre, che si va rapidamente estin­guendo; massi erratici, abbandonati nella pianura di un ghiacciaio che si è ritirato sulle alte montagne. E il ghiacciaio che si chiamò liberalismo , democrazia , socialismo , in quel secolo che il forsennato Leon Daudet chiamò lo stupido secolo decimonono , mentre noi insistiamo a con­siderarlo come il più intelligente, il più umano dei secoli. Morituri te salutoni 2)
Cera anche qualcosa di più di questo ricordo nostalgico comune di cose passate nell'ispirazione personale di Croce e di Salvemini durante i loro ultimi anni. Dorante il corso di lunghe conversazioni, svoltesi con
') B. CUOCE, Quando FItalia era tagliata in due. Estratto di un diario: luglio 1943-giugno 1944, Bari, 1948, pp. 87-88.
2} 6. SALVEMINI, La pelle dì zigrino, in II Mando, 21 febbraio 1953, p. 3.