Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <197>
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elettorali giolittiani nel Mezzogiorno) nel titolo dolciastro II Ministro della buona vita di Ansaldo per un commovente ritratto agiografico non lasciava a Salvemini altra scelta che giudicarlo per quella che era: un'abile frecciata anti-salveminiana scoccata dalla disillusa estrema Destra poli­tica e intellettuale. Salvemini non si sarebbe indotto a sprecare troppa energia per una esagerazione storicobiografica così smaccata da sembrare quasi una caricatura dell' idilio di Croce.3) Forse, poteva anche ammettere che Vancien regime giolittiano aveva assicurato un'intima dolcezza di vivere ad alcuni italiani; certo non avrebbe conteso a nessun convertito neo-giolittiano il diritto di accarezzare, dopo il diluvio, dolci ricordi di cose passate attraverso la ricostruzione per metà immaginaria e nostalgica di qualche soggiorno in Arcadia. Ma anche se non possono vivere di solo pane, gli storici non possono vivere nemmeno di solo mito. Comunque, aveva sempre Albertini, anche lui della Destra, da contrap­porre a Croce, e forse, alla lunga, ìi aveva ambedue da schierare contro Ansaldo. Ma quella battaglia contro la Destra era già stata di fatto com­battuta molto tempo prima e poi era stata combattuta in parte, di nuovo, neh"Introduzione. Ansaldo, perciò, nonostante tutta la sua innegabile abilità letteraria e la sua capacità biografica, poteva con tutta sicurezza essere lasciato ai trafficanti di sensazioni e ai dilettanti della storia. Pal­miro Togliatti, però, aveva presentato un tipo differente di esegesi neo giolittiana. Questi richiedeva una più oculata attenzione.
Il Discorso di Togliatti era stato dapprima pronunciato davanti ad un pubblico vasto e piuttosto sofisticato a Torino, agli inizi del 1950. La posizione e l'importanza politica dell'oratore, la sua posizione ufficiale di capo, la sua reputazione tanto diffusa di teorico del Partito Comu­nista Italiano, nonché i suoi precedenti legami con Antonio Gramsci, l'unico attivistafilosofo marxista italiano, fondatore e grande martire del partito, davano al discorso di Togliatti qualcosa di più di un significato accademico. 2) Il Discorso del leader comunista italiano poteva sembrare
') ANSALDO, op. '., p. 354: Salvemini, dì tatti gli oppositori a Giolitti, fu il più serio. La sua critica svolta per anni sull1 Unità, poggiava su un elemento di fatto: il trat­tamento preferenziale fatto, nel stema giolittiano, ai lavoratori organizzati del Nord, in confronto ai eafoni meridionali. Sfuggiva a Salvemini tutto l'elemento di necessità che c'era nella condotta di Giolitti; e il suo fervore, che era fervore di giustìzia, lo spingeva a travedere e a farneticare. Ma ciò per nulla diminuiva la sua purezza morale, la sua esemplare onesta. Ebbene, fu precisamente Salvemini che nel 1912, perduto il lume della ragione per le malaugurate elezioni dì Molletta, scagliò contro Giolitti l'accusa di ministro della malavita . Ed era per finire proprio allora (oh, ironia!) il solo periodo di buona vita che abbia avuto, sotto la guida di Giolitti, l'Italia moderna .
2) Che il retaggio politico, Intellettuale e morale di Antonio Gramsci fosse di Togliatti per pieni diritti di eredità è una cosa quasi ovvia negli ambienti ufficiali del Partito Co* monista Italiano. Nei precedenti o negli ambienti non comunisti italiani si ha qualche dubbio in proposito. Per l'interpretazione ufficiale vedi l'implicita parentela dichiarata nella ristampa di tre discorsi di Togliatti su Gramsci (Gramsci, Roma, 1949, pp. 9-71;