Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno
<
1959
>
pagina
<
204
>
204
A, William Salomone
Il realista sensato non prende alcuna ideologia sul serio, ma si tiene pronto a utilizzarle tutte su una base di caso per caso giacché, anche le illusioni degli altri sono forze reali ed utili . Il realista inetto si attacca unilateralmente a tutte le ideologie ciniche e immorali e giunge a considerare indegna di uno statista qualsiasi iniziativa che possa essere attribuita all'ispirazione di un elemento morale. Il realista inetto , perciò, si preclude l'utilizzazione di tutti gli strumenti d'azione di cui potrebbe disporre in questo campo della realtà . Il realista stupido , di conseguenza, può trovarsi ad indietreggiare, spaventato sia dalla politica delle mani nette sia dalla politica delle mani sporche e nove volte su dieci rimane a mani vuote . ')
Posto di fronte al problema di uno statista come Giolitti, Salvemini sembrava essere diviso proprio da quelle antinomie che scorgeva nel fondo della politica.
Giolitti semplificava palesemente la maggior parte dei principi che gli uomini politici succeduti a Machiavelli avevano accuratamente illustrato e pur tuttavia tendeva ad eluderli tutti. Un'autentica analisi sai-veminiana caso per caso del problema di Giolitti non poteva condurre, come infatti fece, che ad un complesso di valutazioni contraddittorie. Salvemini in sostanza aveva adottato questa procedura a base di distinguo , specie neìTIntroduzione. Ma ora scendeva su di lui il nuovo diluvio giolittiano delle rivalutazioni ultracalorose. Non gli restava altra alternativa, almeno per il momento, fuorché ripetere, approfondendola, quella sua distinzione, restata sinora un po' generica, tra Giolitti e la sua èra, tra lo statista e i lavoratori e contadini italiani. Egli ora giudicava questo sufficiente, rispetto ad uno scopo principale consistente nello staccare l'idolo dell'idillio nel libro di Ansaldo e nel salvare Giolitti dalla morsa della dialettica di Togliatti per mèglio demolire Giolitti o convertirlo in un precursore di Mussolini. In questo procedimento egli placò i suoi nuovi e non infondati timori come più tardi apertamente confessò 2)
') Ibid., p. XXXVII.
-) Nella Prefazione ai suoi Scrìtti sulla questione meridionale, p. xx, del maggio 1955, Salvemini annunciò l'imminente pubblicazione di un nuovo lavoro che doveva intitolarsi Le elezioni gialittiane nell'Italia meridionale. Il suo interesse per la sua pronta pubblica rione offre una chiave la principale forse, sul piano psicologico per la comprensione del suo secondo revisionismo giolittiano, post1945, quale fu espresso nel suo articolo del 1952, Fa l'Italia prefascista una democrazia? jh pubbl. nel Ponte. La spiegazione venne data nel còrso di un'intervista cosi riportata da DOMENICO ZUCARO, La stanza di Salvemini , in // Mondo, 29 moggio 1936, p. 7; ...L'idea di raccoglierò i suoi scritti su questo argomento (un volume dal titolo Le elezioni gialittiane nelVItalia meridionale) in modo organico risale a una diecina di anni or sono. Lo spanto ebbe origine, mi spiega Salvemini stesso, della prefazione scritta all'Età gioliuiana di Salomone. Aveva detto in quell'occasione che con l'esperienza degli anni successivi al 1913, e considerata l'azione politica di Mussolini e Hitler (sic), se fosse tornato indietro* pur senza cambiare nulla ai fatti denunciati, sarebbe stato meno aspro nelle critiche contro la politica di Giolitti