Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno
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1959
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pagina
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205
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Ritorno all'Italia giolittiana 205
che la moderata revisione storica neW Introduzione potesse esser ulteriormente sfruttata dalla Destra e dalla Sinistra politica ed ideologica, come la sua organica e definitiva ritrattazione su Giolitti.
Cosi era risolto il dilemma giolitriano tanto profondamente sentito da Salvemini e per lui quasi personale. Egli si trovava ora di nuovo equidistante dalle principali correnti di coloro che chiamava i nostalgici della politica. Se gli fosse stato possibile, gli sarebbe forse piaciuto trovarsi con i vecchi rappresentanti della sua illustre razza che andava scomparendo, con Croce e Albertini. Ma sapeva fin troppo bene che essi altresì erano divisi tra di loro irrimediabilmente circa Giolitti e soprattutto sapeva che non avrebbe mai potuto accettare né la ricostruzione filogiolittiana ottimistica di Croce, né l'interpretazione pessimistica dell'era giolittiana di Albertini. Giacché i punti di partenza sia di Croce sia di Albertini erano ambedue essenzialmente anti-salveminiani . Ambedue erano radicati nei vecchi timori dei notabili liberali per cui l'essenza del perìodo giolitriano non era che una rivolta semianarcoide delle masse italiane. Mentre Croce aveva salutato Giolitti come domatore di quella rivolta, Albertini lo aveva denunciato come suo istigatore. Se, quindi, il fascismo era sorto in Italia secondo Croce nonostante Giolitti e seeondo Albertini a causa di Giolitti, Salvemini non poteva accettare le giustificazioni che stavano alla base di entrambe quelle asserzioni. Egli era obbligato a rigettarle entrambe insieme con le premesse delle loro valutazioni e, come sempre, finiva cosi col fare parte per se stesso nel campo storiografico.
Questa riasserzione della validità della propria visione dell'era giolittiana fu da ultimo resa più necessaria quale diretto risultato della pressione che egli sentiva attraverso le opere di quegli pseudodemocratici adoratori dello Stato, che adesso si inchinavano sentimentalmente ed ideologicamente davanti al loro idolo giolitriano di recente scoperta. Salvemini, il perenne iconoclasta, era insorto a frantumare l'idolo anche se ciò aveva implicato una specie di crudele autolesionismo. Soltanto cosi, come aveva detto in Varie circostanze, un nomo poteva salvarsi l'anima .
Ancora una volta Salvemini si era trovato diviso da una vecchia guerra intima una guerra tra la ragione pratica, nel suo caso <c politica e quella teoretica, vale a dire, la sua ragione storica . Questa apparente disarmonia, questa battaglia per l'unità costituiva l'essenza della sua per-
nel Meridione. Questa affermazione fa presa dai nostalgici della politica giolittiana, in ispecie nel Sud, come una ritrattazione a quanto aveva scritto nel periodo 1902-13 su quella politica. Anche Croce ebbe a esprimere uguale opinione. Ma a Salvemini fu facile controbattere: preferire Giolitti a Mussolini e a Hitler non vuol dire fare di Giolitti l'ideale dell'uomo di governo. Cosi si promise di tornare sull'argomento... Allo scopo d'inquadrare lealmente Giolitti nell'intera storia italiana, Salvemini ha compilato una storia dei metodi elettorali usati in Italia dal 1848 in poi .