Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
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1959
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pagina
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A. William Salomone
sonalità, ') era perciò il suo fato . Dal principio alla fine, come maestro e scolaro, come attivista democratico e maestro storiografico, come apostolo della libertà e difensore del dovere morale di cercare e proclamare la verità, Salvemini dedicò le sue instancabili energie intellettuali a una ricerca di equilibrio tra pensiero ed azione. Mentre, nel suo tempo, molti la predicavano soltanto e rimanevano quasi illesi dalla brutalità e crudeltà che è retaggio di ogni partecipazione attiva, Salvemini non schivò mai la responsabilità di sostenere quella fondamentale unità e di darne l'esempio. Nel mondo machiavellico nel quale era nato ed aveva agito, il suo fato era carico di pericoli e soggetto all'errore. Tuttavia egli sentì ed agì sempre sull'assunto che quei rischi dovevano essere corsi. La differenza tra le due sfere quella del pensiero e quella dell' azione non dovevano condurre alla frattura, egli credeva, fra la ricerca della libertà e della giustizia e quella della verità.
Il metodo di Cattaneo, che egli coerentemente così ammirava, e lo spirito di Mazzini,2) che egli emulava inconsciamente, contribuirono forse ad una polarizzazione nel suo carattere, ma anche ad un vigile sforzo per conciliare praticamente e teoricamente le necessità della politica ed i requisiti della moralità. Qui pure si trovano le sorgenti del suo conflitto ideale tra la passione necessaria all'azione politica costruttiva e la scienza necessaria al genuino pensiero storico.
Coloro i quali hanno assistito alla sua morte quasi socratica o ne hanno letto, 3) non possono dubitare che, alla fine, gli sforzi di Salvemini in questo senso siano stati coronati da successo.
La strada per giungervi non era stata, tuttavia, priva di lotte, difficoltà, incertezze. Ma era stata segnata, comunque uno possa valutarla, da un'essenziale coerenza. Era stato soltanto un incorreggibile giacobino, un inveterato anticlericale , un inflessibile dottrinario , un peda
li Due studiosi italiani, strettamente associati nelle loro carriere e provenienti da uno stesso ambiente culturale dell'Italia pre-I914, accentuarono, in momenti del tatto diversi la e disannonia piuttosto che la ricerca di e unità nella personalità di Salvemini; Renato Serra (Epistolario, a cura di L. AMBROSINI, G. DE ROBERTIS e A. GRILLI, 2a ed., Firenze, 1953, p. 407) scriveva ad Ambrosini 1*11 ottobre 1911: Gli è che tu hai una grande superiorità su Salvemini e tutta la sua-compagnia ohe non nomino; essi scrivono di politica e di economia con fervore e con astio, col desiderio di correggere, di rifare, di mescolarsi alla pratica e pur con la boria di chi alla pratica è superiore; e allora, con tali pretese, questa gente che non dispone né di un voto nò di un uomo né di un soldo, fa ridere insieme e fa rabbia. EBBI non sanno essere né contemplativi né attivi; e poi fanno i moralisti... ; GIUSEPPE PREZZOLINI, Vitaliano inutile (Milano 1953), p. 264: C'è nella vita politica di Salvemini un elemento permanente, ed é la scissione. Quello ohe per altri è una decisione difficile e talora tragica della vita, per Salvemini é un'abitudine. Ci ha fatto il callo. Non ha fatto che separarsi dai gruppi, dai partiti, dai fogli ai quali s'era
unito,.. .
2) Y. la magnifica conclusione del suo Mazzini, cit., pp. 187-188.
3) Parole di commiato, in II Ponte, XHI, (1957), p. 1158; EBNESTO Rossi, U nonconformista, in II Mondo, cit., p. 2.