Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno
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1959
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pagina
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208
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A* William Salomone
H trasformismo, il vorace mostro autorinnovantesi dalla testa d'idra di tutta la politica moderna italiana, non potè mai toccarlo né gettare su di lui il suo incantesimo. Mai la sia pur minima ombra di partecipazione in alcuna trahison des clercs oscurò il suo cammino nel servizio delle cause da lui scelte. Può, è vero, avere eccessivamente diviso le sue energie intellettuali è morali e averle qualche volta spese troppo generosamente in tentativi disperati. Ma anche qui si riconosceva l'uomo: anche questo era il suo : fato .
Dalla sua intima esperienza e dalla sua percezione dei cedimenti alle lusinghe giolittiane del suo primo grande amore politico, il socialismo, trasse un disinganno che lo portò sollecitamente e senza rimpianti alla decisione coraggiosa di tirare innanzi da- solo nella lotta incessante per le sue idee politiche e i suoi ideali sodali. Armato della sua nuova lancia politica, la rivista Unità (1911-20), Salvemini la spezzò più volte, e non donchisciottescamente, per cause magnifiche, durante uno dei più tormentati periodi dell'Italia moderna.J)
Così Salvemini aveva dedicato il suo tempo libero a combattere con la parola e con l'azione per l'avvento di una democrazia italiana, nella quale egli sperava che i privilegiati lavoratori del Nord e i diseredati contadini del suo Sud potessero avere parte egualmente contro Giolitti. 2) Contro Giolitti, ancora, egli ai trovò in strana promiscua compagnia, quando nel 191415 stava per essere presa la decisione per l'intervento in guerra, con nomini che erano la sua antitesi per fini e per mezzi: Salandra, D'Annunzio, Mussolini. 3) Se vi era in ciò, come fu pensato e suggerito poi da qualche parte, una specie di colpa per inconsapevole associazione,4) Salvemini l'accettava volentieri e faceva notare orgoglio-
*) V. L'Unità di Gaetano Salvemini, a cura di Beniamino Finoccbiaro, Venezia, 1958. Cfr. CESARE VASOXT, L'Unità di Salvemini, in U Ponte, Anno XTV (novembre 1958), pp. 1382-1406.
2) LUIGI EINAUDI, II Buongoverno, p. 286, in nn articolo su liberismo e comunismo (1940-41) si trovò d'accordo con Salvemini su due punti essenziali: che Giolitti era stato essenzialmente uno scettico e che non aveva realizzato la sua unica grande idea che era quella di rendere possibile ai lavoratori ed ai contadini di partecipare alla vita politica ed economica del paese . Salvemini, tuttavia, aveva creduto che Giolitti fosse stato maldisposto a compiere ciò e Io .avesse fatto parzialmente solo sotto pressioni dal basso , mentre Einaudi pensava che in realtà Giolitti era stato incapace di farlo perchè mancante delle necessarie queliti, sia pratiche sia ideali.
3) Su questi personaggi, in relazione al loro interventismo del 191415, v. AI.BERTINI, op. cit., IH, cap. I-V, VH-IX? GALIZZI, OD. cft., pp. 46-57, 109-111; VALERI, Da Giolitti a Mussolini, pp, 20-25. v. anche i seguenti: SALVEMINI, La politica estera dell'Italia, pp. 263-277, e Dal Patto di Londra atta Pace di Roma, pp. IX-XIX; G. A. BORGESE, Goliatli, The March of FaseUm, New York, 1938, pp. 86-110; RENÉ ALBREGHT-CARRIE, Jtafy al the Paris Peace Conferenee, New York, 1938, pp. 3-34, passim} e se anche da leggerai con grande precauzione, G. PINI e D..BUSHEL, Mussolini. L'Uomo e POpora, 4 voli., Firenze, 1953-55,1, pp. 230-293.
4) Alcune riflessioni ancora più serie di questa sono in PREZZOLIMI, L'Italiano inutile, p. 273: La sua politica non lascia traccia, perchè anche quando riuscì non fu compiata da lui, ma da altri per motivi differenti e per scopi lontani dai suoi; come il suffragio uni-