Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <209>
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Ritorno all'Italia giolittiana 209
samente die sul suo banco di accusato si trovavano anche le grandi ombre di Luigi Albertini e Leonida Bissolati.]) Comunque, egli non sognò mai di unirsi ai vecchi e nuovi ranghi dell' antirisorgimento] d'Italia, che, tra l'altro, potevano trovare logico evocare le bellezze politiche della vecchia Vienna e quindi invocare il bastone asburgico di un'Europa che essi avevano sempre considerato una pura espressione geografica. Salvemini non permise mai alla sua nostalgia di giungere così lontano, proprio perchè credeva nell'Europa quanto nell'Italia e cosi egli non dette mai motivo di sussultare, nella loro tomba, ai grandi spiriti di Cattaneo e di Mazzini, e forse anche di Cavour.2)
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La grande crisi che segui la prima guerra mondiale e l'esasperazione del nazionalismo videro Salvemini e Giolitti giungere momentaneamente da opposte direzioni, allo stesso crocevia della politica italiana e interna­zionale. Involontariamente si trovarono d'accordo, sia di fatto sia in ispirato, forse per la prima volta da quando era cominciato il loro impari duello.3) Questo accadeva in modo transitorio ma significativo pri­ma che Giolitti, tornato ancora una volta al timone, rivelasse quella
versale che fa attuato da Giolitti, ed osato dai elencali per creare il partito popolare e, come l'intervento nella guerra del 1915, che produsse il fascismo, anzi fu il primo vero atto di imposizione fascista, il vero inizio del fascismo. Al quale Salvemini (cieco come sempre) collaborò... .
1) Per Albertini, v. l'illustrazione della sua politica nel Corriere della Sera in Ven-Canni di vita politica, HI, 269-282, 511-532; SALVEMINI, Albertini 1914-15, in II Mondo, 3 febbraio, 1952; ALATEI, Interventismo, Fascismo, Resistenza nella recente storiografia, in Belfagor, cit., pp. 6172. Per Bissolati, v. IVANOE BONOMI, Leonida Bissolati e il movi­mento socialista italiano, Roma, 1929, pp. 143170; L. BISSOLATI, Diario di guerra, Torino, 1935, pp. 15-23; SALVEMINI, Dal Patto di Londra alla Pace di Roma, pp. XXXV-XXXVTII; BOBGESE, Goliatk, pp. 140-143.
2) SALVEMINI, Dal Patto di Londra alla Pace di Roma, p. XXXV11I: Per noi, demo­cratici italiani, il programma, su cui non era lecito transigere, era quello dello smembra­mento austriaco e del compromesso adriatico: necessario alla vittoria, e necessario alla pace. E su questi due punti, solamente su questi due punti, non transigeremo mai .
s) L'autore udì dalle labbra dello stesso Croce, con alcuni dettagli in più, l'episodio rivelatore che egli, riportò in Una prefazione sbagliata, in Quaderni della critica, cit., p. 123. Benché il Croce non indichi la data, l'espressione giolittiana di accordo col Salvemini e la lode di questi probabilmente sono da riferire al 24 novembre 1920, durante la seduta della Camera dei Deputati, nella quale Salvemini tenne un discorso in difesa del trattato di Rapallo tra l'Italia e lo Jugoslavia; vedi Dal Patto di Londra alla Pace di Roma, pp. 323 352, per il discorso di Salvemini. Per scambi verbali tra Salvemini e Giolitti, v. Jl ritorno di Giolitti, in SALVEMINI Scritti sitila questione meridionale, pp. 527-529, ristampato dagli Atti Parlamentari, Camera dei Deputati (seduta del 2 luglio 1920); e Discorsi parlamentari di Giovanni G'wUui, (TII seduta del 21 dicembre 1915), pp. 1701-1702, e IV (seduta del 3 dicembre 1920), pp. 1810-1813.