Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <212>
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A. William Salomone
più fiducia dì prima che le porte potessero essere aperte dall'interno anziché sfondate dall'esterno. ')
Prima che l'ultimo ruolo giolittiano fosse stato rappresentato nel­l'oscura atmosfera italiana del 1921, vi fa quel breve, strano momento, in cui Giolitti e Salvemini sembrarono cambiare, anzi scambiarsi, le loro tradizionali posizioni. La tragedia italiana di errori, della quale questo non fu che un semplice episodio, aveva le sue radici in molti fattori, interni e in­ternazionali. Un paragone tra il programma di Dronero di Giolitti e gli scritti di Salvemini sulla sua Unità durante il 1919-20 sembra rivelare, oltre all'accordo su molti punti generali, anche il fatto, che uno' aveva adottato una posizione più. estremista dell'altro, ed un tono più positivo su certi problemi sociali ed istituzionali, tra cui la monarchia. 2)
Tuttavia, era in politica estera che il loro accordo era più chiaro. Sonnino e D'Annunzio, in inconsapevole collaborazione con Wilson e Trumbic, avevano tentato di assicurare quella momentanea riconcilia­zione tra lo stolido neutralista e il democratico interventista del 1914-15. Incatenando le speranze europee ed italiane di pace alle rocce della Dalmazia 3) e Fiume, quegli uomini non soltanto accentuavano gli ele­menti italiani di scoraggiamento e disillusione, ma anche l'inconsistenza del nuovo ordine internazionale. Mentre Salvemini, con Bissolati e gli altri rinunciatari, vedevano la loro causa liberale-internazionalista cambiarsi in amara polvere,4) in patria e all'estero, esponenti di una rinuncia inversa alla loro, coglievano l'occasione per mettere sotto processo, davanti ad una opinione pubblica internazionale già amareggiata e a quella italiana ormai avvelenata, l'intera struttura sulla quale avevano poggiato tanto la diplomazia quanto la mistica dell'interventismo.
Nel suo discorso di Dronero Giolitti diede voce autorevole per la prima volta, dopo l'equivoca union sacrée seguita a Caporetto, al risentimento amaro della sua repressa opinione partigiana e delle masse amorfe che avevano sopportato le privazioni e gli oneri della guerra. Tastando abil­mente il polso della situazione, Giolitti prescrisse forti rimedi, non soltanto per la grande paziente , la Nazione, ma anche per i dottori politici ed
') Cfr. TASCA, Nascita e avvento, pp. 186-88; VALERI, Da Giolitti a Mussolini, pp. 60-61, 99-103, 183-191.
2) v. l'analisi di ENZO TAOLIACOZZO, Salvemini ed il 1919, in II Mondo, 21 dicembre 1951, pp. 9-10. Mentre Giolitti genericamente lasciava intendere che la monarchia poteva essere e sacrificata , Salvemini aveva scritto nella sua Unità, il 10 maggio 1919: Con la monarchia, se possibile, con la repubblica, se necessario .
3) SALVEMINI, Dal Patto di Londra alla Pace di Roma, p. 311.
*) Per Salvemini come wilsoniano e rinunciatario, v. i suoi articoli e discorsi in Dal Patto di Londra alla Pace di Roma, pp. 246-805; il suo articolo del 3 maggio 1919 su Unità, sulla defezione di Wilson dal wilfioiiinncsitno sulla pace adriatica, pp. 270274. Cfr. la traduzione ed il commento in ALBIIKCHT-CARBIÉ, Italy al the Paris Peace Conferente, pp. 146-147.