Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <213>
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Ritorno all'Italia giolittiana 213
ideologici, che, egli insisteva, avevano aggravato le sue condizioni.l) La ricetta giolittiana, tuttavia, conteneva sufficienti ingredienti liberali-ìnternazionaliBti per dare a Salvemini ed ai suoi amici la speranza che potesse servire a curare la grande paziente della maggior parte dei suoi mali.
Disperatamente Salvemini continuava a lottare per salvare almeno ciò che egli considerava il significato ideale della guerra d'Italia e della vittoria, che egli insisteva nel considerare in termini di un fratto del Risorgimento entro una possibile Europa wilsoniana. 2) Fu cosi che egli giunse ad aggrapparsi a quel minimo di sogno bissolatiano e programma wilsoniano che Giolitti e Sforza poterono salvare col trattato di Rapallo del novembre 1920. 3> Disgraziatamente, però, Giolitti nel momento in cui, come egli aveva ripetutamente asserito nel riassumere il potere cinque mesi prima, si poteva contribuire ad una maggiore e più duratura pacifi­cazione 4) mercè un ulteriore perseguimento delle concezioni che' ave vano condotto a Rapallo, e in altre più vaste sfere di una Europa nazio­nalistica schierata in battaglia aiutò quasi senza accorgersene a soffocare l'Italia liberale. Il suo errore nel giudicare il carattere del fascismo nascente, per un'ironia del destino, cooperò a far risorgere in patria la creatura ultranazionalistica che egli aveva domato all'estero , a Fiume. s)
*) Discorsi Parlamentarti voi. IV (sedata del 17 novembre 1920), p. 1800 ...Non dobbiamo dimenticare che l'Italia dopo la guerra è un paese in condizioni di grave malattia, ha necessità di una cura radicale, profonda, e che solamente la concordia tra tutti i cit­tadini onesti e amanti del paese può raggiungere questo fine. {Applausi vivissimi e pro­lungati. Rumori all'estrema sinistra) . D'altra parte vedi le reiterate dispute di Salvemini che nel 191922 l'Italia era una malade imaginaire nel suo Economie Conditions in Italy, 1919-22, in Journal of Modem History, fase. XXII (1951), pp. 29-36; Mussolini diplomatico, Bari, 1952, pp. 17-33, e Prelude io World War II, Garden City N. Y., 1954, pp. 17120, passim.
*) Dal Patto di Londra alla Pace di Roma, pp. 333-338, per diretti riferimenti a Tom­maseo, Mazzini e Cattaneo sulla questione slava.
*) Ibid., p. 324, per la frase Il compromesso di Rapallo . Vedi la difesa di Giolitti del trattato di Rapallo in Discorsi Parlamentari, voi. IV (sedata del 27 nov. 1920), pp. 1803-1804. Cfr. CABLO SFORZA, Contemporary Italy. Its InteUectual and Moral Origine, tradotto da D. e D. De Kay, New York, 1944, pp. 266-285, passim.
4) Discorsi Parlamentari, voi. (seduta del 24 giugno 1920), p. 1749: Il fine princi­pale al quale deve oggi tendere la nostra politica estera è quella di assicurare la pace pia completa e definitiva al nostro Paese e a tutta l'Europa, condizione questa indispensabile per poter iniziare sicuramente l'opera di ricostruzione . Sulla irrealizzata promessa di Rapallo dopo il 1922, v. H. STUART HUGHES, The Early Diplomacy of Italian Fascism, in GORDON A. CRAIG e FELIX GILBERT, The Diplomats 1919-1935, Princeton, 1953, p. 213.
s) Sulle origini dell'attivismo estero nlttanazionausta del fascismo, v. LUIGI SAL­VATORELLI, irrealtà nazionalista, Milano, 1925, pp. 179-190, e Lineamenti del nasional-fascismo (1 maggio 1923), ristampato da NINO VALERI, in Antologia della Rivoluzione liberale, Milano, 1948, pp. 876-85. Sui frutti dclTultranazioualtsmo e la sua influenza sulla politica estera fascista degli inizi, v. SALVEMINI, Mussolini diplomatico, pp. 41-42; MARIO DONOBTJ (pseud.). Mussolini e VEuropa. La politica estera fascista, Roma, 1945, pp. 9-10;