Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <215>
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Ritorno all'Italia giolittiana 215
rilassamento nefasto del suo controllo nei confronti della frattura che si stava verificando in misura crescente fra le sue disposizioni ufficiali, tut­tavia corrette, e la loro attuazione pratica sul terreno della lotta politico-sociale italiana. In concreto, egli riuscì soltanto a dare mano libera alle peggiori energie degli squadristi , cosa, che, contrariamente alle sue speranze, anziché esaurirli li rese più sicuri e baldanzosi, ed anzi più im­pazienti e fiduciosi di un completo successo. Quel che fu peggio, nel suo irreprimibile e cieco ottimismo j) Gioiitti fece poca attenzione al fatto che, gradatamente, alcune delle più preziose risorse dello Stato liberale comin­ciavano a disintegrarsi o addirittura fungevano da scudo ai più mortali nemici suoi e dello Stato.
Di oneste non comprese quasi nulla, né cosa stavano diventando né quello che veramente volevano. È bensì vero che il pugno di giovani ed energici deputati fascisti che, nel-maggio 1921, vennero eletti, non senza la connivenza per lo meno indiretta di Gioii tti ed il suo palese auto­compiacimento, dette al loro movimento un nuovo aspetto di legalità e rispettabilità. Ma in tutto il paese la agitazione dei loro seguaci e simpa* lizzanti non venne perciò a cessare. Non vi fu vera tregua nel clamore che agitava la piccola borghesia.2) Intellettuali scontenti, idealisti delusi, sognatori dannunziani frustrati non potevano più mascherare il brutale terrore, che le squadre armate e gli attivisti controrivoluzionari stavano imponendo, praticamente con impunità completa, a zone cruciali dell'Ita" Ha settentrionale e centrale. Dietro di loro, nel frattempo, cominciavano a profilarsi le ombre gigantesche di imponenti interessi agrari e industriali, nonché elementi militaristi, nazionalisti e reazionari forse in cerca di una avventura bonapartista 3)
J-5 stato magistralmente messo in rilievo da Federico Chabod che, proprio nell'autunno del 1920, dopo che la fase peggiore della crisi politica ed economica italiana era passata, un <c grande terrore afferrò retro­spettivamente una grande parte della classe media italiana .4) Quel
1) VALERI, Da Giolitti a Mussolini, p. 101, caratterizza Gioliti! ...ottimista craol'era, come tutti gli uomini di forte volontà... .
2) Sul carattere sociale ed intellettuale dei più giovani attivisti fascisti, v. le palese­mente favorevoli descrizioni in PINI e SUSMEL, Mussolini, voi. II, p. 117, e l'autorevole analisi in TASCA, Nascita e avvento del fascismo, pp. 532-535. Cfr. il dibattito giornalistico del 191923, al quale tra gli altri parteciparono Adriano Tilgher, Giovanni Ansaldo e Luigi Salvatorelli, ora sotto la rubrica di La polemica sui piccoli borghesi in NINO VALERI, La lotta politica in Italia dall''Unità al 1925. Idee e documenti, 2 ed., Firenze, 1958, pp. 478-491.
3) J3E ROSA, Giolitti e ilfascismo, p. 77: La borghesia capitalistica della città e della campagna aveva abbandonato il gioii ttismo, non credeva più nella sua forza politica, e tentava la vìa dell'avventura bonapartista *
*) CHABOD, I? Italie contemporaine, p, 39: ...Cesi ninni ira moment memo où le danger allait en décroissont, la peor, la crainte de la revolution devinrent de plus en plus grande,dona une large partìe de la bourgeoisic i tulicnnc. Il arrlve, VOUB le savez, q u'après un danger phyrique la peor vou prenne pnrlbìs, lorqu'cn se retournant en artière, on se rend compie dee difucultce quo l'on vient de traversar. La perir peut è tre ausai rCtrospective ,