Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <217>
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Ritorno aWIialia giolittiana 217
rifiatò di dargli sepoltura definitiva. Nella sua ultima chimerica nappa* rizione, perciò, il giolittismo si rivelò soltanto come lo sterile inetto rea­lismo di Giolitti, drappeggiato in veste psendo machiavellica. Cercando di riportarlo innanzi di nuovo per mezzo di una spuria unione tra il prò* gramma quasi-rivoluzionario, contenuto nel suo discorso di Dronero, e la politica cripto-trasformistica adottata nei confronti del fascismo nascente, Giolitti provocò il disastro tanto del suo programma quanto della sua politica. Davvero il giolittismo era diventato anacronistico ed impotente. Ma il trasformismo che costituiva la sua anima duratura, riemerse dalle ceneri giolittiane per reincarnarsi nella politica mnssoliniana prima e dopo la conquista del potere.]) L'ambiguo manifesto liberale demo­cratico di Giolitti forse era venuto troppo presto e aveva fruttato troppo poco prima di cedere il passo alle sibilline contraddizioni nichilistenazio­naliste di Mussolini. In quel manifesto v'erano pochi errori che una diret­tiva coerente giolittiana nell'azione non avrebbe potuto correggere; ma, benché venisse ripetuto nel giugno del 1920, esso era quasi dimenticato a dicembre.2) Da allora in poi, rimase soltanto a testimoniare la verità della massima machiavellica di Giolitti che inconsciamente si autocon­dannava: La storia politica non produce alcun esempio di sermoni che abbiano mai avuto grande effetto, giacché quello che si attende dallo statista è non di predicare ma di agire 3. 3)
Forse nessuno, istintivamente e a modo suo, sapeva meglio dell'uomo che proprio in quello stesso ottobre 1919, aveva udito il sermone di Dronero e aveva proclamato ai suoi seguaci: Noi fascisti non abbiamo alcuna dottrina già fatta; la nostra dottrina è razione. *)
Le vedute di Salvemini sulla parte avuta da Giolitti nella definitiva scomparsa della democrazia italiana furono oggetto della sua più. vasta interpretazione della politica giolittiana. Ma, come è stato più volte ricor­dato, quelle vedute implicavano una contraddizione più intima di quella che la battaglia giolittiana dei libri in Italia dopo il 1945 lo abbia costretto a rivelare. Rimane il fatto che, benché i due non fossero in definitiva di­sgiunti, il corpus Salvemini ano degli scritti su Giolitti sembra concedere, relativamente parlando, una maggiore indulgenza ali' ultimo Giolitti
1) Sulla rinnovanteai capacità di trasformismo, v. DORSO, La rivoluzione meridionale, pp. 27, 251-252 e Dittatura, classe politica e classe dirigente, pp. 36-39.
2) Cfi*. la profetica enunciazione delle sole alternative italiane come ... l'inizio di nn sicuro risorgimento o di una rapida decadenza , nel discorso programmatico di Giolitti alla Camera dei Deputati il 24 giugno 1920 (Discorri parlamentari) voi. IV, pp. 1747,1754).
3) OXOLITTX, Memorie, voi. II, p. 554: Ma nella storia politica non c'è esempio che le prediche abbiano mai avuto grande effetto, richiedendosi dall'uomo di Stato non il sermoneggiare ma l'agire .
4) Mussolini al congresso del partito fascista a Firenze, citato in TASCA, Nascita a avvento, pp. 54, 545: Noi fascisti non abbiamo dottrine precoBtituitc, la nostra dottrina è il fatto .