Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <218>
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A. William Salomone
che non al protagonista della classica èra giolittiana.1) È vero che in una delle sne prime opere (1927) sul sorgere del fascismo in Italia Salvemini chiaramente indicava la responsabilità di Giolitti ma alla fine del 1920 .2) Cosi è sintomatico del suo modo di vedere degli ultimi tempi il fatto che nel suo ultimo saggio giolittiano Salvemini fosse ricorso a quella severa caratterizzazione di Giolitti chiamato il Giovanni Battista di Mussolini, non riferendosi al 1920, ma piuttosto al 1900-14. Naturalmente è evidente, dal contesto dell'articolo del 1952, che Salvemini si riferiva ad una speciale questione - abusi elettorali e controllo parlamentare ma c'è un'ovvia sproporzione tra il carattere della questione e la severità della definizione. Inoltre, il giudizio di Salvemini sul ruolo awentista di Giolitti non soltanto è basato su prove parziali, indirette e storicamente problematiche, ma è anche contrario alla sua stessa precedente valutazione della responsabilità di Giolitti alla fine del 1920 , come pure contrario all'uso fatto originariamente da Angelo Tasca dell'idea e della espressione di un Giolitti quale Giovanni Battista del Fascismo nel 192021.3)
Questo spostamento cronologico, cioè' questo trasferimento della re­sponsabilità politica e storica di Giolitti potrebbe essere compreso, se non giustificato, qualora Salvemini fosse stato solito ridurre il processo storico ad una ininterrotta catena di causalità* In tal caso, scrivendo sull'Italia contemporanea, lo si troverebbe costretto a risalire oltre Giolitti, attra­verso la pretesa serie di dittature di Grispi, Depretis e, perfino Cavour e la teoria del Risorgimento quale rivoluzione mancata , per tornare infine al punto di partenza: l'asserzione, che, praticamente, è sempre una semplice conclusione, che il fascismo era il culmine logico dell'intera lunga estensione della storia italiana. Ma questo non era il caso per Sal­vemini. Tutto ciò che è stato detto qui su Salvemini si erge contro una simile asserzione da parte sua, tutto il suo cursus historicus, la sua forma mentis, il suo empirismo, il suo problemismo e, specialmente, la sua ripetuta convinzione che la democrazia italiana era stata in formazione prima del 1914. La spiegazione della diffrazione di Salvemini è forse più semplice, anche se ben lungi dall'essere evidente.
L'articolo di Salvemini del 1952, che è formalmente storicoanalitico, è involontariamente un raro compendio autobiografico. Come tutti quelli
*) Vedi lo scambio di Salvemini con Giolitti alla Camera, nella seduta del 2 loglio 1920, (Scritti sulla questione meridionale, pp. 528-529), nel corso della quale il deputato indipendente suggerì che la concessione di Giolitti del suffragio universale poteva ora, dopo la guerra, operare in Benso contrario ai giolittiani metodi del passato e che, nel caso si fosse imposta una scelta tra un. ritorno al passato e la rivoluzione , egli avrebbe senza esitazione , pur molto a malincuore, scelto quest'ultima. Cfr. anche ENZO TÀGLIA cozzo, Salvemini nel 1920, in il Mondo, 29 dicembre, p. 9, per riferimenti alla prudente ammirazione di Salvemini per l'abilità di Giolitti. ' -) SALVEMINI, The Fascisi Dictatorship in Italy, p. 56.
*) TASCA, Nascita e avvento, riu, p. 188; VALERI nella Introduzione a GIOLITTI, Discorsi extraparlamentari, p< 52.