Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <219>
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analoghi, è rivelatore così per quello che dice come per quello che non dice. Domandandosi se, e fino a che punto, l' Italia pre-fascista era stata una democrazia , Salvemini scelse quale anello di congiunzione tra le manchevolezze di due perìodi storici contrastanti, la funzione di Giolitti quale precursore di Mussolini. Da un punto di vista puramente storico, a prima vista questo non può sembrare che troppo e troppo poco. Ma, come è già stato indicato, evidentemente serviva ai suoi scopi polemici e psicologici. Qualsiasi ragione pratica esistesse per quel trattamento e per l'eccessiva accentuazione, da ciò derivante, di quell'anello, forse una sua spiegazione significativa sta più nella biografìa politica di Salvemini che nella sua concezione storiografica. In effetti, nel 1919-20, attraverso l'ironica svolta della situazione italiana ed internazionale, Salvemini era davvero diventato un giolittiano malgré lui in maniera assolutamente inconcepibile per la sua carriera anteriore al 1914.
Magali per breve tempo, egli giunse a sperare fermamente che la poli­tica estera liberale di Giolitti potesse essere usata in funzione di una politica interna democràtica. Inoltre, una nuova, ma duratura ammira­zione per la capacità politica di Giolitti, per quella abilità profes­sionale della quale precedentemente egli aveva conosciuto attravèrso espe­rienza personale indiretta le manifestazioni negative, prendeva ora forma in Salvemini, ed era genuina e basata su diretta osservazione in Parlamento. Durante gli ultimi anni della sua vita, egli manifestò costantemente quella ammirazione in tutte le sue conversazioni su Giolitti. Si potrebbe quasi sospettare che nel 1920 Salvemini avesse sentito che in politica poco poteva essere impossibile a Giolitti per il bene come per il male, solo che il Vecchio Mago l'avesse voluto. La speranza, è vero, svanì, ma il ricordo, personale e storico, rimase a conservare l'immagine di un tempo di reali promesse. Inconsciamente forse, ma visibilmente, quella immagine tendeva ad atte­nuare il suo giudizio su quel tempo e, magari indirettamente, su l' ultimo Giolitti. A sua volta, la pressione polemica del 1949-50, indusse Salvemini indiscutibilmente a riaffilare la vecchia animosità antigiolittiana, ma altresì a concentrarla sul Giolitti del periodo antecedente il 1914. Anche in questo, Salvemini sembrava diviso tra un segreto ricordo della politica attiva e le esigenze più severe della storia.
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La vittoria del fascismo portò Giolitti ad un oscuro, ma dignitoso, ritiro e allo svincolo finale, ' e portò Salvemini ad un nuovo sforzo per tener testa ad una repressione che faceva sembrare relativamente mite quella dei mazzieri giolittiani, tener duro, noti mollare, resistere all'orrore della
I) Cfr. le lettere di Giolitti al suo fedele amico politico e personale, Camillo Corradini, in DB ROSA, Giolitti e il fascismo, pp. 15-37.