Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO ; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1959>   pagina <222>
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A. William Salomone
che a gran rifiutò finora meramente potenziale di tutte le forze antili­berali e antidemocratiche, che si agitavano oscuramente durante l'èra giolittiana, proruppe come il vero precursore della sorgente rivoluzione nichilistatotalitaria. ')
Gli spettacoli tremendi delle catastrofi europee del 1914-18 e del 1939-1945 ed i loro postumi disastrosi divennero cosi per Salvemini soltanto delle derivazioni della sua insistenza sulle origini della ricorrente tragedia del­l'Italia nel ventesimo secolo. Giolitti si convertì per lui in un demiurgo 2) quasi un capro espiatorio di quella tragedia, non perchè la vecchia volpe non avesse fatto abbastanza, ma perchè non aveva fatto di più per fare ima democrazia in Italia. Questo solo, infine, insisteva Salvemini, avrebbe potuto agire da baluardo contro i colpi tenaci e potenti dei persistenti ele­menti oligarchici che, ripetutamente nel 1914-15, nel 1919-22, nei 1943-45 decisero il destino politico e morale dell'Italia. Si è quasi ten­tati di immaginare che, se Giolitti non fosse esistito, la fervida coscienza morale di Salvemini avrebbe potuto inventarlo. Ma la sua eccezionale intelligenza storica lo avrebbe certo altrettanto prontamente indotto a smascherare quell'invenzione e a polverizzarla nel nome della ragione, la sola dea che non lo tradì mai e alla quale egli fu perennemente fedele. Per quanto crudele fosse spesso lo sforzo che gli imponevano i suoi arti­ficiosi soggiorni nei regni che giacciono tra la politica e la storia, egli non deviò mai nella mitologia eccetto che per rendere omaggio a quella dea.
Per quanto riguarda Salvemini uomo, non vi furono mai zone grigie di incertezza nell'ispirazione della sua personalità, nella coerenza della sua devozione alla causa della dignità umana durante un'epoca di violenza e di indicibili brutalità, perversamente esaltate come un necessario capo­volgimento di valori. Egli sopportò, senza autocompassione, i più crudeli colpi del suo fato; solo, combattè spesso dure battaglie quale campione degli umili inascoltati contadini del suo Sud;3) senza timore, contribuì ripetutamente a strappare la maschera della decenza dalla faccia della moderna tirannide. Fu deriso dalla realtà, o meglio, dai falsi realisti
') Alcune di queste conclusioni sono ulteriormente elaborate in un mio studio di prossima pubblicazione sul ventesimo secolo. Prelude lo a great Rebellion.
z) Uno dei più acati e suggestivi vecchi stadi e. quello di FILIPPO Bunzio, Gioitili, (prima pubblicato nella Ronda di Bacchelli nel 1921), in Politica demiurgica, Bari, 1923, pp. 4179, dove Giolitti appare come un unico demiurgo italiano: questo capo-divi­sione, questo notaio, questo provinciale, che non e nemmeno ridicolo , corruttore , dicono: ma non corrotto. Un uomo forte, un uomo sano. Un uomo solo che, peggio, sembrò avere, ed ebbe, un partito personale. Bolscevico dell'Annunziata .
3) Ricordando la sua attività prc-1914, a favore dei contadini del meridione, e delle Puglie in particolare, Salvemini scrisse nel 1955, Scritti sulla questione meridionale,, intro­duzione, p. XXVIII: Una sera, elle in una campagna del mio migliore amico conversammo in crocchio sotto il ciclo stellato, nella dolce frescura succeduta a una giornata di estate, un contadino mi disse: e Tu non ci hai mai ingannati . Quelle parole, pronunciate nella oscurità, mi si infissero nell'anima, e non l'hanno abbandonata più .