Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno
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1959
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pagina
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443
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LA CADUTA DI ROMA NEL 1849 H IN UN RESOCONTO INEDITO H
Nello sfogliare un volume della biblioteca della mia casa, sita in Perugia, Piazza Piccinino 9 (e precisamente un trattato edito a Perugia nel 1848, graziosamente intitolato: Della Ferrata Vertebrale neWXJmbria e nelle Marche) mi è caduta sotto gli occhi una lettera, o meglio una copia di lettera, datata Roma, 3 luglio 1849. H libro era ancora in parte intonso, ed evidentemente la lettera vi era stata ficcata, 110 anni fa, a mo' di segnalibro. Il lettore non era andato più avanti, e la lettera vi era rimasta indisturbata fino ai giorni nostri.
Decifrata la non facile e affrettata grafia, la lettera è risultata un resoconto scritto all'indomani dell'entrata dei Francesi a Roma dopo la caduta della Repubblica romana. Per la freschezza e immediatezza delle impressioni, essa può costituire documento utile agli studiosi dell'epoca.
È pressoché impossibile individuare con assoluta certezza chi siano il mittente e il destinatario. La lettera porta l'indicazione: copia sul margine in alto della prima pagina. Si può quindi supporre che il mittente stesso, in Roma, ne abbia fatto copia prima di spedirla, o che il destinatario in Perugia ne abbia fatto copia prima di passare l'originale ad altri (o prima di distruggere l'originale, dove apparivano destinatario e firma?). Dal tono, in cui una certa ammirazione per i difensori di Roma si alterna con un convenzionale sprezzo per gli empi scomunicati quale poteva nutrire un signore un pò9 codino dell'epoca, ritengo che l'originale fosse di penna del mio bisnonno, il marchese Carlo Emanuele Bourbon del Monte di Sorbello, del quale il Bonazzi nella sua Storia di Perugia scrive: ... Nel 1847 lo troviamo fra gli anziani del Comune insieme con Francesco Guar-dabassi, segno evidente che i liberali non gli facevano ribrezzo... .
È molto probabile che costui nell'inverno del 1849 fosse stato sorpreso a Roma dall'avvento della Repubblica (come tanti altri signori di Perugia, egli usava recarsi a Roma quasi ogni inverno per un soggiorno più o meno lungo presso la corte papale) e che non avesse osato far ritorno a Perugia, dove la sua qualità di papalino e di notabile lo avrebbe esposto a noie. Questa potrebbe essere la sua prima missiva diretta o a un familiare, o ad altri nella sua città, l'indomani della caduta di Roma.
Il documento termina con una sigla pressoché illeggibile in cui si distingue, peraltro, la lettera S.
Eccone, comunque, il testo:
Amico Ca Roma 3 luglio 1849
Con la maggiore esultanza per la cambiata scena replico ali" ulti ma vostra e alle amichevoli espressioni [ove si] racchiude qualche avventura a noi ignota. La resi ostensibile al vostro Checco il quale ieri stesso vi avrà scritto e descritto il nostro stato tenebroso di timore e di incertezza da superare l'antecedente [stato] sventurato quanto pericoloso. Io, dopo salutata l'Alba rallegrati [sic] di questo giorno dopo d'aver dormito sonni placidi e dopo aver ringraziato l'Altissimo di averci ricreati e messi in un nuovo mondo vi notifico il pacifico ingresso dei Francesi