Rassegna storica del Risorgimento
CERVIA ; MOSTRE
anno
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1960
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pagina
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97
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Libri e periodici 97
Si veniva formando intanto, in misura sempre più estesa, uu'opinione favorevole alla guerra: ad essa erano favorevoli i democratici e, naturalmente, gli esuli lombardi animati dalla speranza di ritornare alla loro vita normale; moderati, dapprima contrari, si resero poi conto come la politica piemontese non avesse altro sbocco e lo stesso Risorgimento finì coll'appoggiare la ripresa del conflitto. Durante la discussione parlamentare sulla risposta al discorso della corona, ben poche furono le voci ostili alla continuazione dell'iniziativa presa nel marzo 1848. Tra gli intransigenti oppositori si trovava Alassimo D'Azeglio. U Di Nullo annovera tra i motivi che spinsero alla guerra 1 insostenibile pressione della crisi finanziaria e sarebbe stato forse di notevole interesse approfondire maggiormente tale tema.
La preparazione multare della guerra non fa condotta con quella severità e serietà che sarebbe stata auspicabile ed il morale dell'esercito non fu sufficientemente curato e sorretto. La scelta del Chrzanowski non fu del tutto felice. Mancò poi, completamente, la preparazione diplomatica della guerra cosicché Parigi e Londra manifestarono la loro disapprovazione per la decisione di Carlo Alberto, puntando quei due governi sulla possibilità di convincere ancora l'Austria ad inviare un rappresentante alla progettata conferenza di Bruxelles. Il piano di guerra fu, secondo il Di Nolfo, scelto muovendo da considerazioni più politiche che militari: Bisognava evitare che in Lombardia si sviluppasse una qualsiasi insurrezione, autonoma, che rimettesse in dubbio la legittimità del dominio sabaudo; bisognava quindi raggiungere Milano al più presto, insediarvi un'autorità che derivasse i propri poteri non da un moto popolare ma dal regno dell'Alta Italia; condividiamo l'argomentazione del Di Nolfo sulle preoccupazioni politiche che movevano Carlo Alberto e che egli trasmetteva al suo stato maggiore, ma riteniamo anche che il piano di guerra non possa essere considerato errato dal punto di vista militare, sempre che si fosse potuto disporre di un esercito idoneo ad eseguirlo. Si ricordi che il piano del 1849 fornirà ispirazione al comando franco-sardo, dieci anni dopo, per la offensiva in Lombardia contro le truppe del Giulay. Furono le varie e ben documentate insufficienze organizzative e morali dell'esercito sardo e dei suoi comandanti a distruggere ogni possibilità di successo. Alla radice di tali insufficienze vi era certo anche il timore di Carlo Alberto che la guerra provocasse insurrezioni popolari in Lombardia con il prevalere di orientamenti repubblicani ed il Di Nolfo nota, rifacendosi ad una testimonianza del Pinclli, che il Re di Sardegna ritornò da Magenta, dove ai era spinto all'inizio della campagna, con la sensazione di aver ricevuto una fredda accoglienza dalla popolazione lombarda (p. 254). La rapida conclusione della campagna militare e l'abdicazione di Carlo Alberto testimoniano con ogni evidenza il precipitare di una situazione compromessa da gravi e irreparabili deficienze, sia nella politica interna che in quella estera.
L'Austria, invece, riportava il successo di cui anch'essa aveva bisogno per riacquistare totalmente il suo prestigio, soprattutto dopo il rifiuto che aveva opposto alle trattative diplomatiche con la mediazione anglo-francese. Il governo di Vienna aveva dichiarato di non aspirare ad allargamenti territoriali, ma di non ammettere però di dover trattare accettando l'esistenza di un Regno dell'Alta Italia del quale i suoi sudditi lombardi avrebbero dovuto esser considerati cittadini. La vittoria rappresentava per l'Austria, la possibilità di imporre il ripristino puro e semplice alla situazione, creata in Italia dal Congresso di Vienna.
Il ritorno austriaco a Milano (agosto 1848) cru coinciso con una serie di provvedimenti presi per ristabilire il controllo nella citta e nella regione ribelle; a provvedimenti repressivi si erano uniti alcuni provvedimenti atti, almeno nella convinzione degli esperti viennesi a creare una nuova situazione psicologica: ci fu il tentativo di attuare una politica che avrebbe dovuto essere popolare favorendo (ad esempio; con sgravi fiscali) le classi povere e inasprendo, invece, il trattamento nei confronti dei ricchi e dei nobili cui si attribuiva la maggiore responsabilità nell'organizzazione e nella guida della rivolta Non ti può dire ohe tale politica austriaca consegui qualche successo, tanto più che il vantaggio anche materiale del popolo apparve subito alquanto limitato