Rassegna storica del Risorgimento

EUROPA
anno <1960>   pagina <159>
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RISORGIMENTO EUROPEO
Siamo giunti a metà strada, in questo primo centenario commemo­rativo dell'Unità. Metà strada cronologica, tra il primo periodo dall'inizio della guerra di Lombardia e della rivoluzione dell'Italia centrale (fine aprile 1859) ai plebisciti. dell'Italia centrale deIFll~12 marzo 1860; e il secondo periodo, dall'alba del 6 maggio 1860, quando dal fatai di Quarto lido il naviglio dei Mille salpò , al 19 marzo 1861, giorno in cui Vittorio Emanuele, in base a una legge del Parlamento che prendeva atto dei plebisciti, assunse il titolo di re d'Italia.
Fin adesso le commemorazioni si sono svolte prevalentemente nelle città di provincia, in cui si è inteso vibrare schietto e saldo lo spirito nazio­nale. Ma che questo sia ben presente anche nelle città maggiori lo hanno mostrato nel 1959 Milano e Firenze. Seguiranno le altre, fino alla massima celebrazióne in Tornio, nella città ove si intrecciarono i fili della realizza­zione unitaria, e che fu la prima capitale d'Italia. Massima celebrazione, a cui dovrà associarsi degnamente Roma, la capitale definitiva accla­mata già allora, nel nome del re più degno in Campidoglio atteso (come cantò il sacerdotepoeta Giacomo Zanella): in preparazione del rito finale, il 20 settembre 1970.
Auguriamo che seguiti sino alla fine lo stile fin qui tenuto: sobrie evocazioni dei grandi avvenimenti, nella loro genuina realtà storica da cui emana, senza bisogno di enfiature retoriche, la grandezza ideale. E anzi, accanto alle vere e proprie commemorazioni hanno prevalso le con­ferenze ei convegni con carattere di vero e proprio studio storico, immune da apologie avvocatesche come da deviazioni polemiche.
Ne sono emerse, e sempre meglio ne emergeranno fino al termine delle celebrazioni, due grandi verità* La prima, che è vana faziosità contrap­porre gli uni agli altri i grandi conduttori dell'opera risorgimentale; o anche soltanto pretendere di misurare, con non si sa quale bilancia, la parte spettante a ciascuno. Mazzini, Cavour, Garibaldi, Vittorio Ema­nuele hanno compiuto ciascuno una parte dell'opera necessaria: e l'hanno compiuta tutti ei prenda ben atto di questo con lo spirito di chi poneva l'Italia innanzi tutto e soprattutto. E perciò tutti hanno concorso essenzialmente nel risultato finale; e ugualmente meritano di essere accla­mati Padri della patria . Rievocare i loro successi e ì loro contrasti per trarne conclusioni di politica odierna in senso monarchico o repubbli" cano, liberale o socialista, è risibile prima ancora che biasimevole.