Rassegna storica del Risorgimento
EUROPA
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1960
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Luigi Salvatorelli
Seconda verità complementare della prima, e forse più lontana da un perfetto dominio nella coscienza nazionale: il Risorgimento non è stata l'opera di una ristrettissima minoranza, agitantesi al di sopra di un popolo indifferente e ignaro, e quasi effettuante esperimenti in corpore vili* Minoranza, certo, quella che ha agito direttamente, pianificando se è lecito usare questo termine l'opera risorgimentale; ma in quanto Ogni politica attiva, sistematica, è fatta dalla parte numericamente minore di un popolo, mentre la maggioranza adempie al compito quotidiano, senza cui la vita si arresterebbe. Entro questa minoranza politicamente attiva, i partecipanti all'opera risorgimentale furono grande maggioranza: una maggioranza composta - si intenda bene anche questo di tutte le classi sociali, con una fortissima aliquota di popolo . Si scorrano, a non dire altro, gli elenchi dei condannati politici: e si vedrà.
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Dietro queste due verità ne viene avanti una terza: quella, a tutt'oggi, la più trascurata, persino dagli studiosi risorgimentali. L'unità d'Italia, di cui celebriamo il primo centenario, non è stata una idea improvvisa e solitaria di Mazzini e di qualche altro, accettata all'ultimo momento dal mondo politico italiano e straniero, e realizzatasi per un concorso casuale di fortunate circostanze, interne ed esterne (più, anzi, esterne che interne). Né la esigenza unitaria incomincia soltanto col periodo rivoluzionario-napoleonico. Essa risale ben più indietro nei secoli.
L'unificazione politica d'Italia è un problema che si è posto concretamente, nel vivo degli svolgimenti storici già all'indomani della invasione longobarda. Si è iniziato dal periodo longobardo il particolarismo indipendentistisco italiano, e si è andato accentuando nei secoli, fino alla apparente polverizzazione dell'Italia comunale; ma c'è sempre stata, in intreccio con quello, la esigenza di un assetto in qualche modo e misura unitario della penisola. È una esigenza ben visibile al di là delle tendenze egemoniche o confederali di imperatori, papi, re di Sicilia, leghe di guelfi e ghibellini, comuni e signorie maggiori: tutte manifestazioni in cui, dietro lo scopo egoistico, affiora il bisogno nazionale di un coordinamento e una pace comuni. l'esigenza che esplode nelle invocazioni poetiche di Dante e di Petrarca. L'Italia dei principati, la bilancia di Lorenzo il Magnifico, hanno rappresentato il compromesso fra le due esigenze, delle autonomie particolari e della unificazione nazionale. Ma il compromesso non ha preso radice nelle coscienze, e neanche nei fatti, come soluzione definitiva.