Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <169>
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Il gp.neralu Francesco Laudi
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era costituito da circa 20 mila francesi, comandati dal geu. Grenier, e da circa 8 mila napoletani, costituiti in dne divisioni: la prima, della Guardia; e la seconda, costituita da battaglioni scelti del 2 fanteria leggera, del 3 di linea (col. Arcovito), del 4 di linea (col. D'Ambrosio! e del reggimento Real Corso. l> H sottotenente Landi partecipò a tale spedizione col 3 di linea. L'impresa, voluta dal re Gioacchino, ma non approvata da Napoleone (che, eome è noto, aveva proprio in quel tempo avviato trattative segrete con la Regina Carolina per staccarla dall'al­leanza inglese) non ebbe esito felice. 11 gen. Grenier. secondo gli ordini ricevuti da Parigi, evitò, dal maggio fino al settembre inoltrato, d'impe­gnarsi in qualsiasi azione risolutiva. Finalmente, Gioacchino decise di tentare lo sbarco, nella notte dai 17 al 18 settembre 1810. Circa 1600 napoletani della 2" divisione, comandati dal gen. Cavaignac, sbarcarono sulla spiaggia di S. Stefano, a sud di Messina, allo scopo d'aggirare le alture a tergo della città, mentre altre forze avrebbero attaccato tra Messina e il Faro. Ma attaccati dalle truppe inglesi accampate a Contesse, Tremestieri e Pistnnina, dovettero reimbarcarsi : il col. D'Ambrosio, inca-ricato dal gen. Cavaignac di proteggere l'imbarco, contrattaccò valorosa­mente, ed impedi che le forze anglo-sicule potessero soveichiare le scarse forze napoletane, ma fu egli stesso catturato da una pattuglia di cavai* leria nemica, e tratto prigioniero a Malta.
Negli anni successivi 1811 e 1812 il 3 di linea, al quale appar­teneva sempre il sottotenente Landi, rimase in Calabria. Tali anni, che nello stato di servizio sono qualificati come campagne di guerra, corri­spondono al periodo della repressione del brigantaggio borbonico, con* dotto con implacabile energia dal ten. gen. Manhès, che a tal fine era stato investito dei pieni poteri col R. D. 27 settembre 1810.3) In verità, le operazioni di polizia furono condotte prevalentemente dalla Gendar­meria e dalle milizie urbane; ma il compito delle truppe regolari non fa perciò meno gravoso e logorante. Esse furono distribuite in presidio nei maggiori centri abitati, contro i quali si temevano attacchi in forza delle bande, o, come si diceva, delle mosse; ed impegnate nella vigilanza delle coste, sempre esposte agli attacchi della marina inglese, padrona
l) Nel Castello di Sdito sono tuttora visibili (e credo poco conosciuti) numerosi graf­fiti lasciativi da soldati del Reggimento Real Corso, o Royal Corse come sì trova più spesso scrittoi inoltre, in luogo difficilmente identificabile ed accessibile senza Flàuto del custode, v'è una lapide con iscrizione in versi, collocata dagli officiali del reggimento In memoria del cap. Bonavita e del sottotenente Emanaci, caduti nel 1812.
2) Sulla campagna di Calabria nel .1011, v. D'ATALA, Vite cit. pp. 122 e 548; FEBBABELLI. Memoria eiUf p. 146; COLLETTA, Storia cii., H, p. 341 sgg.; VALENTE, Gioac­chino Marat, cit, p. 224 sgg.; C BOTTA, Storia d'Italia, L. XXIV.