Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <188>
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Guido Laudi
dei repubblicani di Napoli (il che, peraltro, non doveva accrescere i sen­timenti di simpatia fra le popolazioni dei due Regni), quanto il secondo, che pose veramente i germi d'una crisi, che solo Punita d'Italia potè sanare. Non si può negare, che Ferdinando IV e Maria Carolina abbiano com­messo in Sicilia molti e gravi errori: altri, e gravissimi, la dinastia bor­bonica commise a Napoli, tanto che si può dire che la fine del secolo XVIII e gli inizi del successivo furono per le sue sorti irreparabili. Ma il com­portamento dei siciliani tra il 1806 e il 1816 fu a sua volta spesso miope, spesso ingeneroso. Fra i napoletani che avevano seguito il Re in Sicilia non mancavano avventurieri, arrivisti, millantatori; P ma non si poteva obbligare il Re, indiscriminatamente, ad allontanare da se ed ab­bandonare al loro destino coloro che avevano posto a repentaglio carriere e fortune per seguirlo.2' Non si poteva pretendere che la monarchia di­venisse esclusivamente insulare e che rinunciasse al recupero d'un Regno, sul quale i Borboni vantavano il titolo dell'eredità, della conquista e dei trattati.3) E non si poteva vietare, che il Re volesse perseguire que­sto scopo anche con uno sforzo militare: alleato dell'Inghilterra, e resi­dente in territorio occupato militarmente dagli inglesi, era necessita politica dimostrare una partecipazione attiva alla guerra, se voleva sal­vaguardare un minimo di prestigio e d'indipendenza. *) È vero che gli Inglesi guardavano con sospetto la monarchia borbonica, e poco gradi­vano una cooperazione che non fosse mera subordinazione. Così, non ci sentiremmo di ammirare troppo quell'aristocrazia siciliana, che tanto s'appoggiava alle autorità di occupazione inglesi, ne tanto meno d'addi­tarla a precorritrice dello spirito d'indipendenza. Vorremmo aggiunge­re, che il movimento costituzionale del 1812 nulla ha di comune non solo col moto del 1848, ma perfino con quelli piemontesi e na­poletani del 1820, perchè, sebbene non manciù in esso qualche no­bile figura, la difesa del privilegio soverchia di gran lunga, nei suoi motivi profondi, le aspirazioni di libertà e di progrèsso, e si po-
i) PAI-MIKKI, op. cfc, p. 75.
2) D'AYALA, Vite uh., p. 484, ricorda la nobile lettera del gcn. Vito Nunziante al Capitano generale dell'Esercito dì Sicilia, allorché quei Parlamento volle escludete dagli ii(lici. come stranieri, i nativi lei continente: E non avranno una patria i miei figliuoli... ed avranno essi a maledire l'onestà, la fede ed il non pieghevole animo ili'.l -padre loro? Napoletano io, ticniui siccome emigrato la patria mia, e quel forestiero la Sicilia! .
*) PALMIERI, op. citi, p. 74 sgg.: E Iacea ben di mestieri allora di condursi colla massima destrezza e politica per Indurre ì Siciliani a fare straordinari sforai per un'impresa contraria ai loro interessi; perchè il riacquisto 'di Napoli avrebbe fatto perdere alla Sicilia la Bua indipendenzu.,.*.
0 PALMIERI, op. effe, . 184.