Rassegna storica del Risorgimento
LANDI FRANCESCO
anno
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1960
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pagina
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Il generala Francesco Laudi
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niche, aveva dato ottima prova in Spagna, in Polonia, in Germania, e partecipava di quella gloriosa tradizione militare. L'esercito siciliano non era rimasto nemmeno inerte; aveva combattuto in Calabria, aveva partecipato agli ordini di Wellington alla guerra di Spagna, non mancavano nelle sue file veterani della guerra di Lombardia e dell'assedio di Tolone. Si può riconoscere, bensì, che gli ufficiali che avevano servito con Murat erano superiori per cultura, più omogenei come provenienza, e con una esperienza più completa per i contatti frequenti che avevano avuto con l'esercito francese e per la partecipazione alle grandi guerre napoleoniche; mentre nell'esercito siciliano v'erano ancora ufficiali pervenuti ad alti gradi per privilegio nobiliare, e molli elementi, non bene selezionati dal punto di vista morale e professionale, ammessi per benemerenze acquisite combattendo nelle bande della Santa Fede (sebbene anche fra questi si fossero formati ufficiali apprezzati, quale ad esempio il ten. gen. Tito Nunziante). È noto come una serie di errori psicologici e di parzialità rendesse vano il tentativo di realizzare una amalgama, e come gli avvenimenti del 1820 conducessero, praticamente, allo scioglimento completo dell'esercito.
Più ancora degli episodi d'indisciplina che contrassegnarono la rivoluzione carbonara si deve ritenere nefasta, per il morale dell'esercito napoletano, l'epurazione del 1821. Se Ferdinando I riteneva d'essere etato violentemente coartato a concedere la Costituzione, gli si sarebbe potuto ben riconoscere il diritto di perseguire coloro, che avevano tanto gravemente mancato al dovere d'obbedienza: ma, punendo gli ufficiali che avevano combattuto contro gli Austriaci, o che erano rimasti fino all'ultimo alle bandiere, discriminando quegli altri che si erano allontanati, o che, come quelli della Guardia, avevano formalmente di' chiarato di non volere combattere, trasformando, in sostanza, in un capo d'accusa anche il semplice errore d'interpretazione della tortuosa politica regia, costituzionale a Napoli col vicario Duca di Calabria, assolutista a Lubiana col re, s'introdueeva nell'Esercito un gravissimo fattore di turbamento dei sentimenti d'onore militare e di disciplina. Si ebbe una pubblica prova di quella singolare sfiducia verso le truppe nazionali, che nemmeno Ferdinando II abbandonò completamente, e che si ritorse a danno della stessa Casa di Borbone, rendendo difficile il formarsi d'una profonda affezione dinastica* se nel 1798 si era voluto un
19. TJn esame molto obiettivo de! relativi provvedimenti >>' 'in BLANCH, Scritti Glorici eit* U, p. SS figg.; dal quale risulte che, malgrado tatto, potrebbero considerarsi eccessivi certi risentimenti degli ufficiali muruitiBti .