Rassegna storica del Risorgimento
LANDI FRANCESCO
anno
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1960
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pagina
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198
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108
Guido Istanti
Questo era lo stalo d'animo dell'esercito, di cui tanta parte si trovava in Sicilia, e che tuttavia, se avesse avuto una sicura direttiva di governo ed un buon comandante in capo, avrebbe ancora potuto dare un alto rendimento. Mancarono l'tma e l'altro. Il Governo di Francesco H risentiva del contraccolpo degli avvenimenti del 1859 in Italia, e si dibatteva tra la volontà di nulla mutare, e la pressione irresistibile, di nuove esigenze; è impossibile supporre che tanta perplessità non si riflettesse sugli animi degli ufficiali, e non creasse confusione ed incertezze. Il generale Principe di Castelcicala, ultrasettantenne veterano di Waterloo, debole, flemmatico e fatalista, non aveva esperienza di uomo di guerra, avendo trascorso quasi tutta la sua camera in incaricai diplomatici, ed i lunghissimi soggiorni al* l'estero l'avevano reso quasi estraneo al paese: lasciò molto fare al Direttore di polizia Salvatore Maniscalco, che era abile ed energico ma troppo propenso a valutare ogni problema sotto il profilo repressivo proprio del suo ufficio; diede provvedimenti mal coordinati e poco efficaci; lasciò il comando al successore in piena crisi, e contribuì non poco, con le sue autodifese, a screditare e demoralizzare l'esercito quando più sarebbe stato necessario difenderne il prestigio. I reparti di presidio a Palermo, impegnati dai primi d'aprile nei servizi di ordine pubblico in città e nei dintorni, cominciarono a logorarsi, fisicamente e moralmente, prima ancora della prova decisiva. Accadeva inoltre che, costretti a cooperare con un corpo di polizia che, per la sua prevalente composizione e per i suoi metodi, la popolazione odiava e i militari spregiavano, ufficiali e soldati fossero indotti a staccare la propria azione e la propria, responsabilità da quella della polizia e che su tale atteggiamento tentasse di fare presa la propaganda antiborbonica. *)
L'esercito borbonico in Sicilia, nella primavera del 1860, si reggeva ancora bene sulla disciplina, e reagiva vigorosamente agli attacchi; ma cominciava a mancargli la sicura fiducia nella propria missione e la chiarezza di convincimenti, della quale avrebbe avuto tanta necessità nei giorni ormai prossimi.
1) Di tali dissidi fra truppa e polizia si trova traccia (forse talvolta esagerata) nei diari raccolti in Documenti e memorie della riv. sic, eh., pp. 239, 241, 291 (in quest'aldino luogo, l'Albanese riferisce che il 21 maggio 1860 un tenente dell'Esercito fece disarmare e condurre in prigione un birro che maltrattava un cittadino, e fu applaudito dagli astanti). Il mio prozio Nicola Landi, che partecipò alla campagna del 1860 come alfiere del 2" Btg. Cacciatori, mi riferiva (ed a me ragazzo nei rari incontri che ebbi con liti quei racconti (schiudevano tutto un mondo sconosciuto) che quando le truppe borboniche si imbarcavano da Palermo nel giugno 1860, alcuni popolani si avvicinavano alle file, e salutavano i soldati dicendo Co sbirri Pavemu* non con vui*.