Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <202>
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Guido Landi
nella notte del 14 i garibaldini e le bande armate siciliane si erano mossi verso Calatafimi. E quasi contemporaneamente, ebbe notizia che un Con* siglio di generali, riunito a Palermo il 14, aveva deciso di richiamare tutte le colonne mobili, e che egli avrebbe dovuto intanto ripiegare sino a Pariinico. *) Quest'ordine giunto in mal punto quando il nemico era quasi presente sembrava creato apposta per raffrenare ogni intento aggressivo.2) Landi, in conclusione, rimase perplesso, proprio quando sarebbe occorsa maggiore decisione: non si risolse ne a proseguire il di­visato piano d'attacco, né a disporre senz'altro la ritirata. Volle indi­viduare le forze nemiche, con una estesa perlustrazione; e pensò che una dimostrazione di forza avrebbe potuto intimidirlo. Distaccò quindi tre colonne: ad ovest, sei compagnie di cacciatori con un plotone di caval­leria; a sud, ima compagnia di carabinieri ed una di linea, ad est altre due compagnie di carabinieri con mezzo plotone di cavalleria.'1 E* noto che i cacciatori, giunti sul colle delle Pituite di Romano, che tutti oggi dicono del Pianto, si trovarono di fronte ai garibaldini, e dopo un pe­riodo di tempo, nel quale le due parti stettero ad osservarsi, il magg. Sforza ritenne di potere passare all'attacco, sebbene non ne avesse ordi­ne dal generale. E così ebbe inizio la battaglia di Calatafimi.
(Continua) GUIDO LANDI
D È da notare come la notizia Eia riferita nella Cronaca degli avvenimenti di Sicilia, cit., p. 87 (come è noto v. ad es. BATTAGLIMI, Il crollo militare, ecc. cii., II, p. 217 la detta pubblicazione è redatta sui documenti ufficiali borbonici): '(Essendo risoluto nell'odierno Consiglio di generali, attesa la compiuta rivoluzione morale dell'Isola, non convenire sperperamene di forze contro masse indisciplinate, ma invece essere utile raccogliere un corpo d'esercito imponente nelle vicinanze di Palermo, punto strategico, si fanno occupare Parco e Villanate da forti colonne militari, cavalleria ed artiglieria, facendo ripiegare il gen. Landi a Pariinico ed il gen. Rivera a Caltiinissetta . C, CESARI, La Campagna di Garibaldi nell'Italia Meridionale (1860), Roma, 1928 (Ufficio Storico, dello Slato Maggiore dell'Esercito) p. 55, rileva che con tali incertezze si perdeva l'istante più favorevole per arrestare la marcia dei Garibal­dini fin dal suo inizio. Se si pone a raffronto con il comportamento dello Stato maggiore borbonico un recente studio dell'HocAno, Tattica e strategia nella guerra rivoluzionaria (in Notiziario per VArma dei Carabinieri, f. e, 1959, p. 313 sggO sarà facile rilevare, come le disposizioni dato nel 1860 fossero proprio l'opposto, di quelle che avrebbero dovuto conseguire ad un logico esame della si in azione,
si CESASI, La Campagna di Garibaldi, cit. p. 57 sgg.
8) Relazione Landi (v. Appendice).