Rassegna storica del Risorgimento

STORIA MILITARE
anno <1960>   pagina <203>
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RASSEGNE, DISCUSSIONI E VARIETÀ
LA DIALETTICA E LE FORME DELLO SPIRITO NELLA STORIA MILITARE " *
Il denso volume di Piero Pieri, Guerra e politica negli scrittori italiani (Mi­lano, .Ricciardi, 1955)1) propone il problema della guerra in una nuova pro­spettiva di interessi, che vanno degradando dalla concezione ideale e morale della guerra ai metodi storiografici e all'opera degli scrittori che ne hanno trat­tato, all'enunciazione dei metodi militari nel loro progresso storico alla tecnica delle armi e infine al fatto empirico della misurazione delle forze in combatti­mento. Questa complessità di prospettive fa del recente volume di Piero Pieri una costruzione solidamente fondata nella cultura moderna, grazie a un'attenta considerazione dei fenomeni relativi all'evoluzione dell'arte della guerra dal Rinascimento ai nostri giorni, vista attraverso Io studio critico dei maggiori teo­rici italiani nei diversi secoli. Una teoria dell'evoluzione vi è annunziata nello studio dei processi graduali, dove è facile constatare la continuità nell'inno­vazione e il movimento di corsi e ricorsi che regge dall'interno il divenire storico, a guisa di tendenza al ringiovanimento pur costante nel progredire: come appare in quelle manifestazioni che potrebbero sembrare anacronistiche se ogni forma d'evoluzione non si accompagnasse a forme regressive. ?)
Ora questa indagine, sempre sorretta da una concezione unitaria, segue lo sviluppo del fatto militare dal Machiavelli, che si può considerare il fonda­tore della scienza politica moderna e lo storico capace di cogliere almeno in germe il punto in cui guerra e politica si fondono, al Clausewitz, che perviene ad una scienza della guerra nei suoi stretti rapporti con la politica: in tale svi­luppo la storiografia militare è interpretata nelle sue varie fasi, dall'intuitiva o poetica degli scrittori del Rinascimento alla scientifica o positiva degli autori contemporanei, quali da noi il Marselli, che considera la guerra come uno dei mezzi con cui il governo di uno stato adoperasi a conseguire i suoi fini e però essa è, e deve essere, dominata dalla politica .3) E nell'ampia visione storiografica i personaggi di maggior rilievo si succedono con la ricchezza dei loro contributi letterari per intendere l'evoluzione dei mezzi di offesa e delle concezioni che giustificano l'impiego di tali mezzi, dalla guerra burguudica (secolo XV), di cui Machiavelli aveva cercato di cogliere i caratteri fonda­mentali, con il prevalere delle fanterie armate di picche e serrate in quadrati, al predominio delle armi da fuoco perfezionate nel moschetto e sostenute da efficaci artiglierie (secolo XVII). La crisi dei quadrati di picche si fa sempre più manifesta nella seconda metà del secolo XVI. Essi appaiono troppo vul­nerabili, con le loro masse compatte di uomini, di fronte alle armi da fuoco che si vanno perfezionando: la loro azione risolutiva, rapida e travolgente
*) Mi soffermerò maggiormente su questo volume, per rilevarne la dialettica della storia militare e ricondurlft ad una concezione unitaria delle forme dello spirito. Lo citerò con sigla GP, seguita dal numero della pagina.
2) GP, 8.
8) GP, 287.