Rassegna storica del Risorgimento
STORIA MILITARE
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1960
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204 Mario Sancipriano
ha sempre minori possibilità di successo. In questa situazione la teoria si unisce alla pratica, dapprima in Raimondo Montecuccoli, mirando ad un addestramento di eserciti mercenari, forestieri e nazionali e allargando sempre più gli obicttivi strategici con lo studio analitico delle varie fasi del combattimento* per culminare, nella prima metà del secolo XVIII, negli studi teorici specialmente francesi (quando la picca scompare e la linea dei tiratori ai fa lunga e sottile al massimo, presentando maggiore efficienza di fuoco, ma non pochi inconvenienti nella manovra) e per concludere nel perfezionamento dei concetti di massa, di concentramento e di agilità dei movimenti nella manovra delle guerre moderne.1-)
Ma, come ho accennato in principio, l'esame storico del Pieri, ampiamente documentato sotto il riguardo tecnico, è sorretto nelle sue linee generali da una concezione filosofica tendente a studiare il fenomeno militare nella sua unità con i problemi politaci e morali, in coi s'inserisce. Pur conduccndo il suo discorso con metodo scientifico, come contributo all'intelligenza dei fatti storici nel loro sviluppo, il Pieri ha il merito di impostare in termini concettuali la questione del fondamento politico e morale dell'arte della guerra. Così in una sua ampia Relazione al X Congresso internazionale di scienze storiche, ) egli fa sua e illustra ampiamente una sentenza del Conte di Guibert (Essai General de Tactique, Londra, 1770): Les succes militaires des nations dépén-dent, plus qu'ou ne pense, de leur politique, de leurs moeurs surtout; et c'est cet enchainement que ne nous montrent jamais asscz la plupart des historiens qui ne sont communement ni militaires, ni philosophes, et encore moine l'un et fati tre à la fois. Il est digne de notre siècle de produrre cet ouvrage inté-ressant (Ibidem, p. CXIII). Da questa formula alle cause morali del Clausewitz (Vom Kriege, Berlino, 1832) il passo e breve. Ma l'indagine del Pieri, nel suo desiderio di unità, va oltre l'analisi psicologica e tecnica dello scrittore tedesco, con un ulteriore approfondimento dei valori storici e sociali che si esercitano nell'arte della guerra. Egli cerea in qualche modo (nella citata Relazione) di portare la luce dello spirito anche attraverso le argomentazioni dei teorici positivisti: e non a caso cita l'ammirazione del Croce per la concezione idealistica del generalefilosofo autore del Vom Kriege. Ora, con il Croce, l'unità è raggiunta nella circolarità delle forme dello spirito, entro le quali sarà da inserire il fenomeno militare sotto il riguardo pratico del valore; ma poi bisognerà riconoscere un criterio che giudichi tale valore, con la possibilità di ricomprenderlo in una verità metastorica, per la quale l'immanentismo crociano non dispone di tutti gli strumenti necessari. Ma di ciò più avanti, che questo è problema strettamente filosofico, che l'indagine del Pieri ha il merito di affrontare, ma soltanto, come è naturale, per predisporrle la soluzione: poiché per esso si apre
GP, 72.
*) Ora negli Atti, voi. I: Metodologie - problemi generali* pi. 277-399, con ilrlitolo II legame fra guerra e politica dal Clausewitz a noi, Firenze, Sansoni, 1955. Cfr. anche gli avvertimenti storiografici contenuti nei capitoli introduttivi del voi. di P. PiKRt, La prima guerra mondiate: 1914-18 (Torino, Gheroni, 1947):La storia, che è vita, procede con un'Inesorabile selezione di ciò che nel progresso di un popolo e di una nazione rappresenta residuo inutile o ingombrante, incrostazione, cristallizzazione; cui fa invece riscontro l'assimilazione, l'abile impiego, lo sviluppo di ciò che era davvero vitale (ivi, p. 15).