Rassegna storica del Risorgimento

STORIA MILITARE
anno <1960>   pagina <208>
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Mann San Cipriano
Per ritornare alla trattazione storicopolitica del libro qui prego partico* larmcnte in considerazione, suscita un notevole interesse anche il confronto tra la strategia di Federico II e quella di Napoleone. In particolare, quest'ultima presenta un'intrinseca semplicità che le faceva scegliere delle varie soluzioni quella più semplice e breve, rifuggendo dalle manovre macchinose e complicate ed affermando il principio che sfondato in un punto, tutto il resto cadrà per manovra . In quest'analisi la pura concezione strategica valida special* mente per i tempi e i metodi napoleonici è superata in una valutazione logica della semplicità, onde il metodo di combattimento si avvicina maggior­mente alle ragioni essenziali insite nelle situazioni competitive. Nella struttura logica dei processi di trasformazione, il semplice ha un primato sul complesso, quando attua l'unità degli scopi nella molteplicità dei mezzi predisposti. Pari­menti si esprime il Pieri quando afferma: il genio di Napoleone si mostra ap­punto nel trovare la soluzione logicamente più semplice attraverso ciò che la situazione presenta . In ciò appare anche la libertà del genio creativo: nella sua strategia Napoleone è libero da schemi.
Ma alla concezione artistica e geniale della guerra, corrisponde quella scien­tifica, che si sviluppa specialmente dopo il Clausewitz e trova, tra gli scrittori italiani, un interprete assai geniale nel Marselli.1) Quest'ultimo dichiara che nella guerra non tutto è indeterminato e soggetto all'intuizione del genio, come in parte credeva ancora il Clausewitz; poiché alle variabili si uniscono alcune costanti e le stesse variabili hanno la loro ragione di essere contingente ma deter­minata e perciò calcolabile, sebbene non tutta calcolabile da noi a causa dei limiti delle nostre cognizioni. Almeno alcune di queste variabili hanno dunque una legge di variazione molto prevedibile e dentro certi limiti calcolabile. Lo spirito del positivismo ha dunque portato nella concezione artistica della poli­tica e della guerra un elemento nuovo di educazione scientifica di cui il Marselli tien conto nell'enunciazione dei princìpi della massa, del concentramento, della superiorità della forza; princìpi che culminano in quello di operare a massa e con vigore, prescegliendo quelle linee che conducono il proprio esercito o a battere paratamente quello avversario o a riunirsi sul medesimo campo di battaglia nel modo più pronto ed efficace >>0 Ma anche il Marselli ammette che la teoria della guerra non è tutto: essa educa la mente a far giudizi concreti e le agevola le vie della pratica, ma nell'arte militare vi è qualcosa che non si vede né si prevede, qualcosa che ci sfugge. Pertanto la teoria positiva può solo allargare la sfera d'azione della preveggenza e restringere quella del caso .
Molte altre considerazioni, di cui è impossibile abbozzare un riassunto, ai renderebbero necessarie per narrare tutti gli elementi di fatto che riguardano la strategia e la determinazione dialettica degli avvenimenti più significativi attraverso gli scrittori che no hanno trattato espressamente in Italia (Nicolò Machiavelli, Raimondo Montecuccoli, Giuseppe Palmieri, Carlo De Cristoforis, Carlo Pisacane, Nicola Marselli), alcuni dei quali sono stati citati nella presente
') Nicola MktseUi (1832-1899), filosofo o storico, discepolo di Francesco De Suiie-tis, passò dal monismo hegeliano a una visione positiva della storia militare. Nel 1875 pubblicò La guerra e la tua storia, ohe termina con un tentativo di filosofia della storta, applicata all'urte militare.
-) GP, 290.