Rassegna storica del Risorgimento
STORIA MILITARE
anno
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1960
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pagina
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209
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Storia militare
209
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nota; ma nell'assunto della medesima si è voluto rilevare il disegno generale di una concessione filosoficomorale atta a reggere la narrazione di fatti che si svolgono nel tempo e a dar loro un significato più profondamente umano; cosi il Pieri, dopo il suo penetrante esame del problema politicomilitare nella storia moderna, sostiene che la guerra è una particolare forma dell'attività pratica dello spirito .1) La guerra è dunque forma dell'attività pratica e anche delle qualità d'intuito e concettuali di chi la conduce: quindi è anche mediatamente forma di un'attività intellettuale, che, tuttavia, potrà esser meglio impiegata e ricondotta all'ultima unità e perfezione dello spirito in un uso rivolto contro le avversità della natura, piuttosto che contro gli altri uomini. Ora queste definizioni, alla luce delle considerazioni fatte fino a questo punto, si dovranno intendere naturalmente nel senso che la forma spirituale ai attua nell'assunzione dello scontro fin sul piano dei valori umani e nella visione storica che ne deriva (ingegno, tattica, arte, scienza, eroismo e infine narrazione storica) e non già nel fatto della violenza bellica come tale, che viene giustamente rinnegata anche dal Pieri, con la condanna delle sopraffazioni che appartengono al mondo dei fatti nel loro squilibrio e nella loro tendenza ad uscire da qualsiasi armonia prestabilita, specialmente dall'epoca in cui l'invenzione delle armi da fuoco faceva ingenuamente ritenere impossibile agli Umanisti il proseguimento del ricorso alle armi, per la loro troppo cresciuta forza di distruzione.
Se dall'indagine della particolare forma dell'attività pratica dello spirito, costituita dalla guerra, può pur sempre risultare che attraverso di essa si ò temprato lo spirito umano e si sono affermati i più alti valori della civiltà, deve ora soprattutto sorgere il voto che gl'impensati terrificanti mezzi di lotta che la scienza ha posto a disposizione degli uomini civili, lungi dal rappresentare, attraverso la più assoluta forma della guerra integrale, l'annichilimento della nostra civiltà, valgano a impedire nuove violenze e sopraffazioni e a consentire alla nostra travagliata umanità un più tranquillo svolgimento del processo della sua naturale elevazione 2*
Le parole dello storico dell'università di Torino, si uniscono agli auspici di chi, nella situazione presente, avverte che si è raggiunto l'estremo limite nella possibilità di decidere le situazioni politiche mediante lo scontro delle forze militari; in quanto, nel progresso degli strumenti tecnici e nella decisione del loro uso, si è giunti a quel momento in cui la coscienza s'inverte nella valutazione del suo potere Se prima alla coscienza politica poteva sembrare un atto di suprema decisione il ricorso alle armi, ora ne va dell'essere dell'uomo e persino della sua possibilità di combattere ancora le incruente battaglie della vita, qualora si voglia perpetuare il metodo della soluzione dei contrasti con Io scontro delle forze avverse, l'una contro l'altra armate in una guerra assoluta, con armi assolute nella loro radicale potenza di dissolvimento e di distruzione. L'invocazione degli Umanisti è nei cuori di tutti gli uomini dell'epoca presente; ma con maggior diritto di essere finalmente esaudita, nella consapevolezza mctastorica di aver raggiunto, con il progresso tecnico, i limiti del poter-essere ancora come umanità pensante e militante nella storia: limiti invalicabili, nel senso che oltre di essi forse si può andare, ma senza possibilità di ritorno.
GP, 192 e 322. GP, 322.