Rassegna storica del Risorgimento
STORIA MILITARE
anno
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1960
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pagina
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210
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Mario Sancipriano
Nella rassegua sopra citala, a proposito dell'opera del Bitter, il Pieri denuncia, sulle orme di questo storico, i limiti della formula del Clausewitz: e La guerra è continuazione della politica con. altri mezzi (e sia pure eoa le moderazioni secondo natura e con le limitazioni volate dal Prussiano) abbracciando il piti complesso problema dell'equilibrio fra ordine interno e sicurezza esterna.1' Quando questo equilibrio, scrive il Pieri, si rompe, allora ci si avvia dalla guerra semplice strumento della politica alla politica ridotta a strumento della guerra, dall'esercito organo dello Stato e della nazione pronta a difendersi, alla nazione, militarista, fanaticamente disposta a ogni forma d'aggressione. La cosa si presenta tanto più grave oggi, rileva l'Autore [IlitterJ che colle democrazìe di massa da un lato e la bomba all'idrogeno dall'altro, la vecchia guerra convenzionale sembra ormai uno strumento di politica inefficace; e si può discutere se esista un'arte di stato in grado di frenare, una volta scatenata, la nuova tecnica che minaccia l'esistenza delle nazioni .2' Ora queste ultime affermazioni obbligano a intendere nel senso già indicato le formule che assegnano alla guerra la dignità di particolare forma dello spirito, ossia sembrano attribuirle un carattere positivo che vieterebbe di considerarla come un male da combattere con tutte le forzo della vita spirituale. Che se la vita è guerra, lo è nel senso di una disciplinata milizia, dove all'avversario non s'infligge mai, neppure moralmente, quel colpo che gli impedirebbe di continuare a combattere, ossia che gli impedirebbe in modo contraddittorio di continuare a vivere e a lottare, come spesso avviene nelle guerre cruente. A rigor di logica, se si uccide il proprio avversario coatro chi si continuerà a combattere?
Ma la reale liberazione dalla paura del conflitto non può essere affidata a una maggior paura della distruzione; bensì a un miglioramento della natura morale, mediante tutti i soccorsi che la scienza e la filosofia offrono all'umanità e mediante una benintesa educazione alla pazienza ed alla resistenza passiva. Se il fenomeno militare si è cosi spesso travestito (in guerre di conquista, di religione, di successione e persino di magnificenza ) ciò vuol dire che la sua ragione è piò: profonda delle spesso mentite cause ed occasioni ed è iscritta nelle ràdici del genere umano. Solo un radicale rinnovamento della natura morale può fondare, in una metafisica della speranza, la ragione per cui l'umanità, anche nell'ora presente, possa trovare la forza di sopravvivere. Non sarà soltanto la paura (Hobbes), ma più ancora il coraggio e precisamente il coraggio di credere nella libertà di fronte alla minaccia avversaria (Reuouvicr) a salvare l'umanità e a rendere impossibili le guerre fra le nazioni. La paura è nell effettualità dell'esistenza; mentre il coraggio è nel valore che compie e insieme trascende la natura umana conduccndola verso l'attuazione dei suoi ultimi fini.3)
') Die fbrtgesetzo Staàtspolitik mit andern Mitteln (C. voti Clausewitz , Vom Kritge, ce Nachricht ).
~!0 P. PrERf, La storia del militari amo tedesco, ut., p. 130. a) In questo senso, un progresso c'è già stato nella filosofia e nella politica. U 5" articolo, contenuto nel progotto filosofico di E. KANT, Por la paca perpetua (in Scritti politici, Torino, UTET, p. 287), per cui nessuno Stato deve intromettersi con lo forza nella costituzione e nel governo di un nitro Stato ha trovato rispondenza ed estensione nello Statato delle Nazioni Unite (1915) con l'impegno ad astenersi dall'uso della forza sia contro l'integrità territoriali? n l'indipendenza politica d'un altra Stato, sia in qua-