Rassegna storica del Risorgimento
CIVITA CASTELLANA ; MOTI 1831
anno
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1960
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pagina
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212
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UN TENTATIVO PER FAR DEFEZIONARE CIVITA CASTELLANA NELLA RIVOLUZIONE DEL 1831 I
La rivoluzione del 1831 si propagò così rapidamente da Bologna, ove ebbe il sno inizio, alle porte di Roma da sorprendere quasi indifesa la stessa capitale. Solo la energica prontezza del card. Tommaso Bernetti, prosegretario di Stato del nuovo pontefice Gregorio XVI, provvide in tempo a erigere un argine e a salvare Roma. Riusciti inutili, infatti, perchè tardivi, tutti i piani per contenere la rivoluzione nelle Marche, prima, dove la fortezza di Ancona, la più forte dello Stato pontificio, poteva essere di valido sostegno,1) nell'Umbria, poi, dove a Spoleto si sarebbe dovuto riunire un piccolo esercito di forze regolari e volontarie,2) non rimaneva alla Santa Sede da opporre alla ribellione incalzante che la Fortezza di Civita Castellana, forte baluardo sulla Flaminia, via che direttamente univa le terre insorte con Roma.
Civita Castellana non contava allora che una esìgua guarnigione di 115 soldati, addetti al normale servizio della custodia dei detenuti politici e criminali, che allora ammontavano a 84 individui,3) Il 18 febbraio la segreteria di Stato deputava il tenente colonnello Giovanni Lazzarini *) ad assumere il Comando di tutte le forze che vanno ad essere raccolte nei contorni di Civita Castellana, ed a guidare le operazioni, onde si ottenga la prevenzione di ulteriori ribellioni nei paesi tuttora fedeli al Governo della S. Sede, ed il ristabilimento di questo stesso Governo nelle Contrade che se ne sono sottratte con manifesta ribellione . 5)
i) Dopo la Notificazione del 12 febbraio con cui il cord. Bernetti bandiva in tutto lo Stato pontificio non ancora soggetto ai rivoluzionari una generale controrivoluzione, il card. A. Benvenuti doveva concretizzare nelle Marche, di cui era stato fatto Legato a Iatere, tale controrivoluzione. Senonchè, giungendo ad Osimo sua sede episcopale, trovava la città già in mano ai rivoluzionari. La sua missione inoltre veniva definitivamente impedita con l'arresto.
2) Con la Notificazione del 17 febbraio il card. Bernetti istituiva i cosi detti Corpi Franchi, o Centurie, che in aiuto della forza regolare avrebbero dovuto impedire ai rivoluzionari di oltrepassare 1*Appennino,'ma la rapidità della rivoluzione rese inutile anche questo piano.
3) 1! perìcolo continuo che costituivano i detenuti indusse il Governo pontificio a dare ad essi la liberta, e quindi quelli che per lo stato di salate non facevano temere che prendessero le armi, furono spediti verso Otricoli e Terni, gli altri, portati a Civitavecchia, furono messi in libertà.
*) Giovanni Lazzarini, nato a Pesaro nel 1775, fu il Comandante Supremo delle Forze pontificie nella rivoluzione del 1831. Più prudente che coraggioso, fu scelto per la sua sincera fedeltà al Governo, di cui il presente lavoro ne e- una mirabile prova. Terminata la rivoluzione, dovè cedere il comando al Gen. F. Resta, mentre egli fu mandato nelle provincie di Fermo ed Ascoli ad organizzarvi le truppe pontificie. Passato quindi ad Ancona, resse quell'importante porto fino al 1832, quando i Francesi se ne impadronirono. Cfr. C. RAVIOLI, / reduci dell'epoca napoleonica, Roma, 1887, pp. 87-91.
*) Lettera del card. Bernetti al Lazzarini, 18 febbraio 1831. La lettera si trova pubblicata nell'opuscolo scritto dallo stesso Lazzarini: / XXXXJI giorni delta Difesa di Civita Castellana, Ancona, 1831, pp. XIil-XIV.