Rassegna storica del Risorgimento

CIVITA CASTELLANA ; MOTI 1831
anno <1960>   pagina <213>
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Civita Castellana nel 1831 213
IL nuovo Comandante, portatosi all'indomani in Civita Castellana, doveva constatare dilettamente la esiguità del numero dei soldati sotto i suoi ordini, e, quindi, la loro inadeguatezza a costituire avamposti atti a prevenire sor­prese e meglio difendere la fortezza. Dispose, tuttavia, che 50 dei 115 soldati si portassero a Otricoli, posizione militare di primissimo ordine per la sicurezza di Civita Castellana e, quindi, di Roma, per stabilirvi il primo avamposto. Ma non appena i Pontifici ebbero messo piede nella cittadella, videro avvi­cinarsi i rivoluzionari in numero molto maggiore. Temendo allora di essere circondati e sopraffatti, si ritirarono a Borghetto distante soli 8 chilometri da Civita Castellana.1)
Come si vede, appena il comandante pontificio ebbe preso possesso di Civita Castellana, venne a contatto coi rivoluzionari. Il pia lieve ritardo sarebbe stato fatale, e con la caduta della Fortezza di Civita Castellana, sarebbe stata più ardua e difficile la difesa della stessa Capitale.
I rivoluzionari, dunque, nella loro irruenta marcia avevano trovato final­mente un ostacolo, fragile, se si vuole, all'inizio, ma che col passare dei giorni, si sarebbe fatto sempre più solido e forte. Non c'era dubbio che avrebbe opposto seria resistenza per fermare o almeno ritardare il più possibile la loro marcia verso Roma, in attesa naturalmente di aiuti stranieri.
Preclusa, quindi, una facile soluzione con le armi, restava ancora una speranza, quella, cioè, di impadronirsi di Civita Castellana senza combattere, convincendo il Comandante alla diserzione. Il tenente colonnello Lazzarini era un veterano napoleonico, che aveva combattuto sui campi d'Europa, coprendosi di onore e di gloria, respirando l'alito nuovo di libertà e aveva sentito l'amore e l'onore della nazione italiana, che ora vedeva smembrata in tanti staterelli, dominati tutti dalla mano forte dell'Austria. Facendo leva su questi sentimenti, si pensava, sarebbe stato, forse, possibile attirarlo alla causa rivoluzionaria.
La sera del 22 febbraio la posta proveniente da Otricoli portava, tra le altre, due lettere dirette al Comandante di Civita Castellana, ambedue di vecchi amici d'armi, e cioè il capitano Vincenzo Montigli ania) e il colon-
*1 La fuga dei soldati pontifici fu amareggiata da due fatti: il presidio militare di Otricoli anziché seguire i Pontifici nella ritirata, secondo l'ordine categorico avuto, lece causa comune coi rivoluzionari; la popolazione che aveva deriso i fuggitivi, fece grande festa all'arrivo dei rivoluzionari. Otricoli rimarrà in mano ai rivoluzionari per tatto il tempo della rivoluzione, e anche dopo, riceverà freddamente i soldati ponti­fici come pure il ripristino del Governo pontificio.
2) "Vincenzo Montignani, nato a Bologna nel 1786 o 1787, reduce napoleonico* DÌ lui dice il Libro dei Compromessi politici'. Antico settario e capo Club: cooperò per l'accaduta rivolta. Fu tra i faziosi della famosa sommossa di Spoleto ove si tro­vava di stazione col grado di tenente dei carabinieri. Fu dai ribelli nominato capir tono, marciò alla volta di Otricoli, fu un istigatore nemico del Governo, ed è sempre eguale. Nella Guardia Civica si trovava in Perugia miai Segretario del Capo ribelle Guardahasfli e dopo l'avvenuta ultima sommossa in quella città venne discacciato per essere stato anch'esso uno dei compromessi, cfr. A. SOTVBEM.Ì, hibro dei Compro' messi politici nella rivoluzione del 1 Ititi-32 Roma, 1935, p. 89; Gli Ufficiali del Periodo Napoleonico (J796-1815) nati nello Stato pontificio. Elenco compilato su documenti a cura dell'Archivi0 di .Stato di Roma, Milano-Uomu-Napoli, 1914, p. 79.