Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <239>
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La Camera di commercio di Civitavecchia 239
porto di Civitavecchia e perciò furono presi numerosi provvedimenti per il completo riordinamento amministrativo della città* Fra questi di particolare interesse la istituzione di un tribunale di Commercio, la cui giurisdizione era estesa a tutto il circondario di Viterbo, e di una Camera di Commercio. Essa venne composta di sette rappresentanti dei banchieri, negozianti e fabbricatori i quali dovevano deliberare su ogni oggetto che interessava particolarmente il commercio. la Camera installata senza indugio dal Maire di Civitavec­chia, iniziò subito il suo lavoro dando prova con la sua solerte attività che i problemi generali del commercio erano ben noti ai commercianti nella loro impostazione e nelle possibili soluzioni.
In concreto, rappresentando acconciamente e con insistenza le sue richie­ste la Camera riusciva in breve ad ottenere alcuni provvedimenti di notevole importanza: furono anzitutto diminuiti i dazi di importazione e di esportazione e se ne semplificò il sistema di riscossione; furono abolite alcune tasse esoso come quelle dell'ancoraggio e della lanterna, il cui gettito doveva servire al funzionamento dei servizi portuali e si fece carico al governo delle relative spese; fu regolata la navigazione e l'approdo delle navi nel posto e si disciplinò l'esportazione in transito dei grani. Si ottenne anche la fondazione di un osser­vatorio metcreologico e si richiamò l'attenzione delle autorità sulle necessità del porto che, rimasto per lungo tempo in abbandono, minacciava di andare in rovina. H progetto di restauro e di ampliamento fu affrontato ed approvato ma l'esecuzione dei lavori venne sospesa per le mutate condizioni politiche e militari dell'Impero. Un buon lavoro in definitiva e svolto sì rapidamente da destar meraviglia.
Ma i mercanti di Civitavecchia conoscevano già i loro problemi e lunga­mente ne avevano nei tempi precedenti discusso: che la Camera di Commercio trova nella città un addentellato storico con altro simile istituto: la università o corporazione dei mercanti che era stata fondata nel 1742 con motti proprio del pontefice Benedetto XIV. E le funzioni di questa università si identificano in parte con quelle della Camera. Diceva infatti il motti-proprio in detta nostra città di Civitavecchia si erigga, conforme noi ereggiamo, un collegio dei mer­canti, presso di cui risieda tutta la balia di invigilare eopra del commercio e buona fede del medesimo e giudicatura delle cause dipendenti da detto com­mercio, dandoli e confermandoli tutti li privilegi che de iure e per concessione dei nostri predecessori competano di non avocare da porti franchi le cause, tanto in prima che nelle ulteriori istanze .
L'università era diretta da tre consoli e fu perciò chiamata consolato del commercio. Nello statuto del commercio e porto-franco di Civitavecchia, pub­blicato col motti proprio già ricordato, è specificato che i consoli avevano facoltà di trattare col governo circa gli interessi della corporazione. Purtroppo gli archivi del consolato del Commercio e ili quello della Camera di Commercio per gli anni dal 1809 al 1814 andarono perduti con la distruzione dell'archivio comunale di Civitavecchia, ma a testimoniare della loro concreta attività rima­sero i risultati ottenuti con lo sviluppo del commercio e con l'accrescimento della città e degli abitanti e con la maggiore agiatezza.
Ma, caduto Pimpero napoleonico, l'ordinamento amministrativo francese venne travolto dalla restaurazione pontificia; si rimisero in vigore le vecchie leggi e fu abolito quanto era stato opera del governo imperiale; fra l'altro fu soppressa la Camera di Commercio. Ma il motti-proprio di Papa Pio VII